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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B

Sant’Ilario

Nessun aggressore aveva assalito le folle ed esse erano prostrate senza che alcuna avversità o sventura le avesse colpite. Perché dunque [il Signore Gesù] sente compassione di esse, vedendole stanche e sfinite? Evidentemente, il Signore sente compassione di una folla tormentata dalla violenza dello spirito immondo, che la tiene sotto il suo dominio, e inferma sotto il peso della Legge, perché non aveva ancora un pastore che le restituisse la protezione dello Spirito Santo. Ora il frutto di questo dono era abbondante, ma nessuno l’aveva ancora raccolto. La sua abbondanza supera il numero di coloro che lo attingono. Così, anche se tutti ne prendono quanto ne vogliono, rimane sempre sovrabbondante per essere elargito con generosità. E poiché è necessario che siano molti a distribuirlo, esorta a pregare il padrone della messe, perché mandi molti operai nella sua messe, perché procuri cioè molti mietitori per raccogliere il dono dello Spirito Santo che era preparato. Per mezzo della preghiera e della supplica infatti questo dono ci viene elargito da Dio. E per mostrare che questa messe e la moltitudine dei mietitori dovevano propagarsi a partire dai dodici apostoli, egli li chiamò a sé e diede loro il potere di scacciare gli spiriti e di guarire ogni malattia. Con questo potere ricevuto in dono essi potevano scacciare il fautore del male e guarire le infermità […]

La potenza della virtù del Signore viene quindi trasmessa interamente agli apostoli. Coloro, che erano stati formati in Adamo a immagine e somiglianza di Dio, ricevono ora in modo perfetto l’immagine e la somiglianza di Cristo. Il loro potere non differisce in niente da quello del Signore, e coloro, che prima erano fatti di terra, diventano ora celesti. Essi devono predicare che il regno dei cieli è vicino, cioè che si riceve ora l’immagine e la somiglianza di Dio per una comunione della verità, che permette a tutti i santi, designati col nome di cieli, di regnare con il Signore. Devono guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi, cacciare i demoni. Tutti i mali causati al corpo di Adamo per l’istigazione di Satana, essi li devono a loro volta sanare mediante la partecipazione alla potenza del Signore. E per conseguire in modo completo, secondo la profezia della Genesi (1, 26), la somiglianza con Dio, essi ricevono l’ordine di dare gratuitamente ciò che gratuitamente hanno ricevuto, cioè di offrire gratuitamente il servizio di un dono gratuito.

Viene loro proibito di possedere nella cintura oro, argento, danaro, di portare una bisaccia da viaggio, di prendere due tuniche, sandali e un bastone in mano, perché l’operaio ha diritto al suo salario. Non c’è niente di male, penso, ad avere un tesoro nella cintura. E che significa il divieto di possedere oro, argento, moneta di rame nella propria cintura? La cintura è un abbigliamento per un servizio, e ci si cinge per eseguire un lavoro. Noi siamo quindi esortati affinché non ci sia niente di venale nel nostro servizio, e a evitare che il premio del nostro apostolato diventi il possesso dell’oro, dell’argento o del rame. Né bisaccia da viaggio: cioè bisogna mettere da parte la preoccupazione dei beni presenti, poiché ogni tesoro è dannoso sulla terra, dal momento che il nostro cuore sarà là, dove è conservato anche il nostro tesoro. Né due tuniche: è sufficiente infatti che ci siamo rivestiti di Cristo una volta, senza rivestirci in seguito di un altro vestito, quello dell’eresia o della Legge, a causa di un pervertimento della nostra intelligenza. Né sandali: forse che i deboli piedi degli uomini possono sopportare la nudità? In realtà dobbiamo stare a piedi nudi sulla terra santa, non coperta dalle spine e dagli aculei dei peccati, come fu detto a Mosè, e siamo esortati a non avere altro abbigliamento per entrarvi che quello ricevuto da Cristo. Né bastone in mano, le leggi cioè di una potenza straniera, poiché abbiamo il bastone della radice di Iesse: ogni altra potenza infatti, qualunque essa sia, non sarà di Cristo. Secondo tutto il discorso precedente, siamo stati convenientemente forniti di grazia, viatico, vestito, sandali, potere, per percorrere fino alla fine la strada del mondo. Lavorando in queste condizioni saremo trovati degni della nostra paga, cioè riceveremo, grazie all’osservanza di queste prescrizioni, la ricompensa della speranza celeste.

Cfr., Commento a Matteo X, 2. 4-5

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