Qarta Polis

DOMENICA DI PENTECOSTE ANNO B

Sant’Agostino

Fratelli, è spuntato a noi gradito il giorno nel quale la santa Chiesa risplende gioiosamente nei visi dei fedeli e brilla ne loro cuori. Celebriamo infatti questo giorno nel quale il Signor Gesù Cristo, glorificato con la sua ascesa al cielo dopo la risurrezione, inviò lo Spirito Santo. Nel Vangelo sono riportate queste sue parole: Se uno ha sete, venga a me e beva; chi crede in me, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Proseguendo l’Evangelista aggiunge: Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non era stato dato lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato (Gv 7, 37-39). Una volta dunque che Gesù era stato glorificato con la risurrezione dai morti e l’ascensione al cielo, rimaneva solo che venisse dato lo Spirito Santo, inviato da colui che l’aveva promesso: ciò che è avvenuto. Infatti il Signore, dopo essere rimasto con i suoi discepoli per quaranta giorni dopo la risurrezione, ascese al cielo e nel cinquantesimo giorno – il giorno che oggi celebriamo – mandò lo Spirito Santo, come sta scritto: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo…apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;…ed essi cominciarono a parlare in tutte le lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2, 2-4). Quel vento mondava i cuori dalla paglia carnale; quel fuoco bruciava il fieno dell’antica concupiscenza; quelle lingue nelle quali si esprimevano coloro che erano stati riempiti dallo Spirito Santo preannunziavano la Chiesa che sarebbe stata presente nelle lingue di tutti i popoli. Come infatti dopo il diluvio i superbi ed empi uomini edificarono una torre elevata contro il Signore, per cui il genere umano meritò di essere diviso in diversi ceppi linguistici, cosicché ogni popolo parlava la propria lingua senza essere compreso dagli altri, così l’umile pietà dei fedeli riportò all’unità della Chiesa la diversità di quelle lingue; perché ciò che la discordia aveva disperso venisse raccolto dalla carità e le membra sparpagliate del genere umano, come le membra di un unico corpo venissero riunite, ben compaginate, all’unico capo, Cristo, e fondessero col fuoco dell’amore in un unico corpo santo. Da questo dono dello Spirito Santo sono perciò del tutto esclusi coloro che odiano il dono gratuito della pace, coloro che non conservano il vincolo dell’unità. Benché infatti anch’essi oggi si riuniscano per celebrare la festa, benché anch’essi ascoltino le letture dalle quali [sanno] che lo Spirito Santo fu promesso e fu inviato: le ascoltano a loro condanna, non a loro premio. Che cosa infatti giova ad essi accoglierle con le orecchie se col cuore le rigettano? E celebrare la festa di colui la cui luce detestano? Voi invece, fratelli miei, membra del corpo di Cristo, germogli di unità, figli di pace, trascorrete nella gioia questo giorno, celebratelo senza timori. Si realizza infatti in voi quanto in quei giorni, quando scese lo Spirito Santo, veniva preannunziato. Perché come allora chi riceveva lo Spirito Santo, pur essendo un’unica medesima persona parlava in tutte le lingue, così anche ora in mezzo a tutti popoli è l’unità stessa che parla in tutte le lingue: e voi, costituiti in questa unità, possedete lo Spirito Santo, voi che con nessuna scissione dissentite da questa Chiesa di Cristo che parla in tutte le lingue.

Cfr., Discorso 271

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