Qarta Polis

VI DOMENICA DI PASQUA ANNO B

Sant’Agostino

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi: rimanete nel mio amore. Ecco l’origine di tutte le nostre buone opere. Quale origine potrebbero avere, infatti, se non la fede che opera mediante l’amore? E come potremmo noi amare, se prima non fossimo amati? Lo dice molto chiaramente, nella sua lettera, questo medesimo evangelista: Amiamo Dio, perché egli ci ha amati per primo (1 Gv 3, 19) L’espressione poi: Come il Padre ha amato me così anch’io ho amato voi, non vuole significare che la nostra natura è uguale alla sua, così come la sua è uguale a quella del Padre, ma vuole indicare la grazia per cui l’uomo Cristo Gesù è mediatore tra Dio e gli uomini. È appunto come mediatore che egli si presenta dicendo: Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. E’ certo, infatti, che il Padre ama anche noi, ma ci ama in lui; perché ciò che glorifica il Padre è che noi portiamo frutto nella vite, cioè nel Figlio, e diventiamo così suoi discepoli.

Rimanete nel mio amore. In che modo ci rimarremo? Ascolta ciò che segue: Se osservate i miei comandamenti – dice – rimarrete nel mio amore. E’ l’amore che ci fa osservare i comandamenti oppure è l’osservanza dei comandamenti che fa nascere l’amore? Ma chi può mettere in dubbio che l’amore precede l’osservanza dei comandamenti? Chi non ama è privo di motivazioni per osservare comandamenti. Con le parole: Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, il Signore non vuole indicare l’origine dell’amore, ma, la prova. Come a dire: Non crediate di poter rimanere nel mio amore se non osservate i miei comandamenti: potrete rimanervi solo se li osserverete. Cioè, questa sarà la prova che rimanete nel mio amore, se osserverete i miei comandamenti. Nessuno quindi si illuda di amare il Signore, se non osserva i suoi comandamenti poiché in tanto lo amiamo in quanto osserviamo i suoi comandamenti, e quanto meno li osserviamo tanto meno lo amiamo. Anche se dalle parole: Rimanete nel mio amore, non appare chiaro di quale amore egli stia parlando, se di quello con cui amiamo lui o con quello con cui egli ama noi, possiamo però dedurlo dalla frase precedente. Egli aveva detto: anch’io ho amato voi, e subito dopo ha aggiunto: Rimanete nel mio amore. Si tratta dunque dell’amore che egli nutre per noi. E allora che vuol dire: Rimanete nel mio amore se non rimanete nella mia grazia? E che significa: Se osserverete miei comandamenti rimarrete nel mio amore, se non che voi potete avere la certezza di essere nel mio amore, cioè nell’amore che io vi porto, se osserverete i miei comandamenti? Non siamo dunque noi che prima osserviamo i comandamenti di modo che egli venga ad amarci, ma il contrario: se egli non ci amasse, noi non potremmo osservare i suoi comandamenti. Questa è la grazia che è stata rivelata agli umili mentre è rimasta nascosta ai superbi. […]

Avete sentito, carissimi, il Signore che dice ai suoi discepoli: Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia perfetta. In che consiste la gioia di Cristo in noi, se non nel fatto che egli si degna di godere di noi? e in che consiste la nostra gioia perfetta, se non nell’essere in comunione con lui? Per questo aveva detto a Pietro: Se non ti laverò, non avrai parte con me.  La sua gioia in noi, quindi, è la grazia che egli ci ha accordato; e questa grazia è la nostra gioia. […]

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato. Il Signore aveva già fatto prima questa esortazione. Allora egli si espresse così: Vi do un comandamento nuovo: di amarvi gli uni gli altri; come io ho amato voi, cosi voi pure amatevi a vicenda. La ripetizione che fa di questo comandamento, ne sottolinea l’importanza: con la sola differenza che mentre prima aveva detto: Vi do un comandamento nuovo, ora dice: Questo è il mio comandamento.

Prima si era espresso come se quel comandamento non esistesse già prima di lui; qui si esprime quasi non esista altro suo comandamento. Ma in realtà la prima volta dice nuovo, perché non dovessimo rimanere legati all’uomo vecchio, mentre qui dice mio, perché lo tenessimo in gran conto.

Ora siccome qui dice: Questo è il mio comandamento, come se non ce ne fosse altro, dovremmo pensare, o fratelli miei, che di lui esiste solo questo comandamento dell’amore, con cui dobbiamo amarci a vicenda? Non esiste forse l’altro più grande, di amare Dio? Ovvero Dio ci ha comandato soltanto l’amore fraterno, sicché non dobbiamo preoccuparci d’altro? E’ certo che l’Apostolo raccomanda tre cose, quando dice: Ora rimangono bensì la fede, la speranza, la carità, queste tre cose; ma la più grande di esse è la carità (1 Cor 13, 13). E quantunque nella carità, cioè nell’amore, siano racchiusi quei due precetti, tuttavia ci dice che essa è la più grande, non la sola. Quante raccomandazioni ci vengono fatte sia riguardo alla fede che riguardo alla speranza! Chi può metterle insieme? Chi può contarle? Ma badiamo a ciò che dice il medesimo Apostolo: La pienezza della legge è la carità (Rom 13, 10). Laddove dunque è la carità, che cosa potrà mancare? E dove non è, che cosa potrà giovare? Il diavolo crede , ma non ama; e tuttavia non si può amare se non si crede. Sia pure invano, tuttavia anche chi non ama può conservare la speranza del perdono, ma non può perderla nessuno che ama. Dunque, laddove c’è l’amore, c’è necessariamente la fede e c’é la speranza; e dove c’è l’amore del prossimo, c’è necessariamente anche l’amore di Dio. Chi infatti non ama Dio come potrà amare il prossimo come se stesso, dal momento che non ama neppure se stesso? Egli è un empio e un uomo iniquo; e chi ama l’iniquità, non solo non ama ma odia la sua anima. Manteniamoci dunque fedeli a questo comandamento del Signore di amarci gli uni gli altri, e osserveremo tutti gli altri suoi comandamenti, perché tutti gli altri comandamenti sono compresi in questo. Certo, questo amore si distingue da quell’amore con cui reciprocamente si amano gli uomini in quanto uomini; ed è per distinguerlo da esso che il Signore aggiunge: come io ho amato voi. E perché ci ama Cristo, se non perché possiamo regnare con lui? A questo fine dunque noi dobbiamo amarci, in modo che il nostro amore si distingua da quello degli altri, che non si amano a questo fine perché neppure si amano. Coloro che invece si amano al fine di possedere Dio, si amano davvero: per amarsi, quindi, amano Dio. Questo amore non esiste in tutti gli uomini: sono pochi, anzi, quelli che si amano affinché Dio sia tutto in tutti.

Cfr., Trattati su Giovanni, 82, 2-3; 83

Next Post

Previous Post

Leave a Reply

© 2024 Qarta Polis

Disegnato da Giovanni Lenzi