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DOMENICA DELLE PALME ANNO B

San Beda

E subito, entrando, troverete un puledro legato sul quale nessun uomo si è ancora seduto. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Che cosa fate? Dite: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà subito qui. Entrando nel mondo i santi predicatori hanno trovato il popolo delle genti prigioniero delle catene della malizia. Ciascuno era infatti legato dalla fune dei suoi peccati, non solo coloro che appartenevano ai gentili, ma anche i Giudei. Tutti infatti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Rom 3). Per cui bene in Matteo si trova che insieme al puledro è anche un’asina. Certamente l’asina, che era sotto il giogo e addomesticata, significa la sinagoga, che aveva su di sé il giogo della legge, il puledro d’asina, inclino ai piaceri e libero, indica il popolo dei gentili. Su di esso ancora nessun uomo si era seduto, perché nessuno dei dotti ragionatori aveva portato al popolo dei gentili il freno della correzione, con cui costringerlo a trattenere la lingua dal male, o a procedere in una stretta regola di vita, nessuno aveva portato le vesti della salvezza con cui riscaldarne l’anima, consigliando cose utili. Avrebbe infatti seduto su di lui un uomo, se, qualcuno, usando della ragione, avesse corretto la sua stoltezza, reprimendola. Per cui non senza ragione i due discepoli che portano gli animali al Signore possono essere intesi come i due ordini di predicatori: uno inviato alle genti, uno ai circoncisi.

E, andando, trovarono il puledro legato davanti alla porta, fuori, in un bivio. Bene si trova il puledro fuori, davanti alla porta, in un bivio. La porta, infatti, è lo stesso che dice:  Io sono la porta delle pecore. Se qualcuno sarà entrato attraverso di me sarà salvato: entrerà, uscirà e troverà pascolo.  Questo puledro, cioè il popolo dei gentili, era privo di tali pascoli di vita, poiché stava ancora fuori da questa porta, legato, a un bivio. E giustamente in un bivio, perché non si atteneva con sicurezza all’unica via della vita e della fede, ma seguiva, smarrito, i numerosi e incerti sentieri delle dottrine.

[…]E gli pongono sopra i loro vestiti e sedette sopra di lui. Gli abiti degli apostoli possono essere intesi o come la dottrina delle virtù o la spiegazione delle Scritture, o certamente la varietà degli insegnamenti della Chiesa, con cui ricoprono i cuori degli uomini, prima nudi e freddi, affinché diventino degni di avere Cristo come cavaliere.

Molti poi stesero i loro abiti sulla strada. Mentre l’asino porta il Signore, molti stendono le loro vesti per strada, perché i santi martiri deponendo la veste della propria carne, preparano con il loro sangue  la via ai servi di Dio più piccoli, affinché camminino, senza inciampare con il piede della mente, fino alle mura della città celeste dove Gesù li conduce. Ugualmente il nostro Salvatore, sedendo su di un asinello, si dirige a Gerusalemme quando guidando l’anima di ciascun fedele, cioè il proprio giumento, lo conduce alla visione dell’intima pace. Siede su un giumento, anche in quanto presiede a tutta la santa Chiesa e accende in lei il desiderio della pace celeste. Molti poi stendono le loro vesti sulla strada perché domano i loro corpi con l’astinenza, per preparare a Lui una via alla mente, e offrire buoni esempi a quelli che seguono […]

Ma quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano dicendo: Osanna. Precedette il popolo giudaico, seguirono i gentili. E poiché tutti gli eletti, sia quelli che furono in Giudea, sia quelli che ora sono nella Chiesa hanno creduto e credono nel Mediatore tra Dio e gli uomini, sia quelli che precedevano, sia quelli che seguivano gridavano Osanna, che nella nostra lingua si traduce: Salvaci. Proprio da lui infatti sia i primi che i seguenti cercarono e cercano la salvezza. E confessano che è benedetto colui che viene nel nome del Signore, perché una sola è la speranza e la fede dei popoli che precedono e seguono. Infatti come quelli, sono stati risanati dalla sua passione, che hanno visto e dalla resurrezione, così noi siamo salvati dalla passione, ormai passata e dalla risurrezione che permane nei secoli. Colui infatti che i nostri predecessori provenienti dal popolo giudaico  hanno creduto e amato come Colui che doveva venire, noi lo crediamo e amiamo già venuto, e siamo accesi dal desiderio di contemplarlo faccia a faccia.  

Cfr., Esposizione del vangelo di Marco, III, 11

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