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In principio Dio creò il cielo e la terra

Prefazione di mons. Domenico Sorrentino

vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno

 

La metafisica non gode oggi di grande stima. Per il pensiero filosofico dominante, ciò che appartiene all’aldilà, quello che va oltre il “fisico” (è il senso della parola “metafisica”), che si porta cioè sui grandi interrogativi del senso ultimo della vita, e si interroga sulla ragione ultima che presiede alla realtà, non ha senso. La grande pagina metafisica del pensiero sembra chiusa irrimediabilmente.

Eppure, come accade sempre per le cose che contano e hanno una ragione non legata alle contingenze e alle mode, la metafisica, cacciata dalla porta, rientra per la finestra. Di fatto, anche chi la nega, e nega, con essa, il senso trascendente del mondo e della vita, proprio con questa negazione fa un’affermazione metafisica. Dà una “sua” soluzione al problema del senso. Sbagliata, s’intende. Ma una soluzione. Interpretando la realtà “fisica” come priva di origine trascendente, la fa inevitabilmente diventare Dio stesso, secondo quanto la visione “monista” del mondo ha da sempre affermato. Il problema di come il mondo si spieghi, rimane un tema ineludibile.

Il libro che ho il piacere di presentare poggia su questa consapevolezza. E viene a proposito. La nostra società ha fatto progressi tecnologici mirabolanti e può ormai contare su un sapere informativo pressoché sconfinato. Ma tutte le cose che conosciamo e sperimentiamo, in definitiva pongono la domanda radicale: si sono fatte da sé? Hanno carattere divino? E perché allora si presentano così fragili, sottoposte alla morte, minacciate dalla distruzione che la stessa tecnologia può causare? E l’uomo, che si distingue per la sua intelligenza e libertà, proprio facendo i conti con la finitudine e la morte, non è costretto ad affermare di non essere Dio?

Chi scrive queste pagine, Suor Marie Thèrèse, è una consacrata che ha scelto la forma di vita eremitica nel paesaggio segnato dal carisma di Francesco d’Assisi. Qui ha scelto di immergersi nel silenzio contemplativo, che aiuta a sfrondare l’esistenza di tante cose esteriori e pone l’animo nell’orizzonte delle cose che veramente contano. In questo orizzonte, il dialogo con l’Assoluto è d’obbligo. Un dialogo che assume soprattutto la forma della preghiera.

Quando mi ha dato il dattiloscritto di queste pagine, chiedendomi una parola introduttiva, mi sarei aspettato una riflessione di carattere spirituale, tramata di pensieri edificanti. Mi sono invece sorpreso che ella abbia avuto l’audacia di cimentarsi con grandi autori del pensiero filosofico, con grandi testi di diverse religioni, per farne emergere proprio la risposta alla questione metafisica. Ne è risultato un testo sintetico e illuminante, che può essere utile anche per una informazione ben documentata sulle varie voci che, sul tema, si confrontano nella storia del pensiero.

Com’era da aspettarsi, la sua posizione è chiara: la risposta che su questi interrogativi merita di essere accolta è quella che emerge dal testo biblico. Per l’Autrice, questo testo fondativo della fede del popolo ebraico e della fede cristiana, contiene una risposta che ha a che fare con la metafisica. Questa tesi non si pone solo in dialogo con il pensiero filosofico, ma in qualche modo con la stessa esegesi contemporanea, non arrendendosi a una tendenza che, negli studi biblici, è ormai prevalente. Secondo l’esegesi contemporanea, il testo biblico è una narrazione storico-salvifica, che non si caratterizza per le sue affermazioni metafisiche, ma per le sue indicazioni concrete su ciò che Dio “opera” nella storia. Tipico è il caso della rivelazione del “nome” di Dio (Io sono colui che sono: Es 3, 14), fatta a Mosè nel racconto del roveto ardente, che l’antica esegesi scolastica tendeva a interpretare nei termini della metafisica dell’essere (Dio è l’essere stesso, che fonda ogni essere), mentre la prospettiva storico-salvifica mette l’accento su un aspetto concreto ed esistenziale: io sono colui che ci sono, che vi sto accanto, il vostro “salvatore”. Una lettura, quest’ultima, difficilmente contestabile nel contesto della narrazione e del linguaggio biblico. Ma anche qui, la metafisica dell’essere è totalmente esclusa? Indirettamente, essa rimane presente. Come potrebbe essere salvatore del suo popolo, un Dio che non fosse Dio, e pertanto, colui che ha l’essere da sé, e non da altri, come è invece il caso del mondo finito? Il libro affronta la problematica del rapporto tra Dio e il mondo a partire dalle prime pagine bibliche, quelle della creazione.

Volentieri invito il lettore a seguire l’Autrice nel suo riassumere e discutere, pur sinteticamente, il meglio della riflessione che su questo tema si è sviluppato nei secoli. Quello che in prima battuta ci si sarebbe atteso da una eremita, e cioè un libro “spirituale”, in definitiva mostra di esserlo nella filigrana di un pensiero argomentativo che si sviluppa con intelligenza rigorosa, ma lasciando sempre trapelare il cuore.

 

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