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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B

San Girolamo

Dopo la cattura di Giovanni, ritornò Gesù in Galilea. Domenica scorsa dicemmo che Giovanni è la legge, mentre Gesù è il Vangelo. Giovanni infatti dice: Viene dopo di me uno che è più forte di me, e io non sono degno, abbassandomi, di sciogliergli la correggia dei calzari. E altrove: Egli deve crescere, io scemare. Il paragone tra Giovanni e Gesù, è il paragone tra la legge e il Vangelo. Dice ancora Giovanni: Io battezzo con acqua, (ecco la legge), mentre : egli vi battezzerà nello Spirito Santo: questo è il Vangelo. Dunque Gesù torna, perché Giovanni è stato chiuso in carcere. La legge è rinchiusa, non ha più la passata libertà: ma dalla legge noi passiamo al Vangelo. State attenti a quanto dice Marco: Dopo la cattura di Giovanni ritornò Gesù in Galilea. Non andò in Giudea né a Gerusalemme ma nella Galilea dei gentili […]

Predicando la buona novella del regno di Dio. Per quanto io mi ricordo, non ho mai sentito parlare del regno dei cieli nella legge, nei profeti, nei salmi, ma soltanto nel Vangelo. E’ infatti dopo l’avvento di colui che ha detto: il regno di Dio è tra voi (Lc 17, 21), che il regno di Dio è aperto per noi […] Gesù venne dunque predicando la buona novella del regno di Dio e dicendo: E’ compiuto il tempo della legge, viene il principio del Vangelo, si avvicina il regno di Dio. Non disse: è già venuto il regno di Dio; ma disse che il regno si avvicinava. E cioè: Prima che io soffra la passione, prima che io versi il mio sangue, non si aprirà il regno di Dio; per questo, esso ora si avvicina, ma non è qui perché ancora non ho sofferto la passione.

Pentitevi e credete alla buona novella: non credete più alla legge, ma al Vangelo, o, meglio, credete al Vangelo per mezzo della legge, cosi come sta scritto: Dalla fede alla fede (Rom 1, 17). La fede nella legge rafforza la fede nel Vangelo.

E camminando lungo il mare di Galilea, vide Simone e suo fratello Andrea che gettavano le reti in mare: infatti essi erano pescatori. Simone, che non ancora si chiamava Pietro, perché non ancora aveva seguito la Pietra tanto da meritarsi il nome di Pietro, Simone, dunque, e suo fratello Andrea, erano sulla riva e gettavano le reti in mare. La Scrittura non precisa se dopo aver gettato le reti, presero dei pesci. Dice soltanto: Vide Simone e suo fratello Andrea che gettavano le reti in mare: infatti essi erano pescatori. Il Vangelo riporta che essi gettavano le reti, ma non aggiunge che cosa presero con esse. Cioè, ripeto, prima della passione essi gettarono le reti, ma non sta scritto se catturarono dei pesci. Invece, dopo la passione, gettano le reti e prendono i pesci: tanti ne prendono che le reti si rompono. Qui, invece, si dice soltanto che gettavano le reti, perché erano pescatori.

E Gesù disse loro: Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini. Oh, felice trasformazione della loro pesca! Gesù li pesca, affinché essi a loro volta peschino altri pescatori. Dapprima essi son fatti pesci, per poter essere pescati da Cristo: poi essi pescheranno altri. E Gesù dice loro: Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini. E quelli, subito, abbandonate le reti, lo seguirono. Subito, dice Marco. La vera fede non conosce esitazioni; subito ode, subito crede, subito segue, e subito fa diventare pescatore. E subito, dice Marco, abbandonate le reti. Credo che con le reti essi abbiano abbandonato le passioni del mondo. E lo seguirono: non avrebbero infatti potuto seguire Gesù se si fossero portati dietro le reti, cioè i vizi terreni.

E andando un poco avanti, vide Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, anch’essi nella barca che riattavano le reti. Dicendo che riattavano le reti, si fa capire che esse erano rotte. Essi gettavano le reti in mare: ma poiché le reti erano rotte, non potevano prendere pesci. Aggiustavano stando in mare, le reti: sedevano sul mare, cioè sedevano nella barca insieme al padre Zebedeo e riattavano le reti della legge. Abbiamo spiegato tutto questo secondo il suo significato spirituale. Essi aggiustavano le reti, ed erano nella barca. Erano nella barca, non sulla riva, non sulla terra ferma: erano nella barca, che era scossa dai flutti del mare.

E subito li chiamò: e quelli, lasciato il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni, lo seguirono. Qualcuno, potrebbe dire: – Ma questa fede è troppo temeraria. Infatti quali segni avevano visto, da quale maestà erano stati colpiti, da seguirlo subito dopo essere stati chiamati? Qui ci viene fatto capire che gli occhi di Gesù e il suo volto dovevano irradiare qualcosa di divino, tanto che con facilità si convertivano coloro che lo guardavano. Gesù non dice nient’altro che seguitemi, e quelli lo seguono. E’ chiaro che se lo avessero seguito senza ragione, non si sarebbe trattato di fede ma di temerarietà. Infatti, se il primo che passa dice a me, che sto qui seduto, vieni, seguimi, e io lo seguo, agisco forse per fede? Perché dico tutto questo? Perché la stessa parola del Signore aveva l’efficacia di un atto: qualunque cosa egli dicesse, la realizzava. Se infatti egli disse e tutto fu fatto, egli comandò e tutto fu creato, sicuramente, nello stesso modo, egli chiamò e subito essi lo seguirono.

E subito li chiamò: e quelli subito; lasciato il loro padre Zebedeo […] ecc. Ascolta; figlia, e guarda, e porgi il tuo orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre: il re desidera la tua bellezza  (Sal 44, 11). Essi dunque lasciarono il loro padre nella barca. Ascolta, monaco, imita gli apostoli: ascolta la voce del Salvatore, e trascura la voce carnale del padre. Segui il vero Padre dell’anima e dello spirito, e abbandona il padre del corpo. Gli apostoli abbandonano il padre, abbandonano la barca, in un momento abbandonano ogni loro ricchezza: essi, cioè, abbandonano il mondo e le infinite ricchezze del mondo. Ripeto, abbandonarono tutto quanto avevano: Dio non tiene conto della grandezza delle ricchezze abbandonate, ma dell’animo di colui che le abbandona. Coloro che hanno abbandonato poco perché poco avevano, sono considerati come se avessero abbandonato moltissimo.

Lasciato il padre Zebedeo nella barca con i garzoni, gli apostoli dunque lo seguirono. E’ giunto ora il momento di spiegare ciò che prima abbiamo detto in modo oscuro; a proposito degli apostoli che aggiustavano le reti della legge. La rete era rotta, non poteva prendere i pesci, era stata corrosa dalla salsedine marina, ed essi non sarebbero mai stati in grado di ripararla se non fosse venuto il sangue di Gesù a rinnovarla completamente. Essi abbandonano il padre Zebedeo, abbandonano cioè la legge che li aveva generati: lo lasciano in mare, abbandonato in mezzo alle onde. Considerate ora quanto segue. Dice Marco che abbandonano il padre, cioè la legge, con i garzoni, cioè con i mercenari. Tutte le cose che fanno i giudei, le fanno per il tempo presente: per questo sono dei mercenari  […] Hanno abbandonato il padre, cioè la legge, nella barca con i mercenari. Fino ad oggi i giudei hanno navigato, navigano tuttora nella legge, sono in mezzo al mare e non riescono a giungere nel porto. Non hanno creduto all’esistenza del porto per questo non riescono a raggiungerlo.

Cfr., Commento al Vangelo di Marco, II

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