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Ecce iam noctis tenuátur umbra

Metro: strofe saffiche ˉ˘ˉx|ˉ˘˘ˉ|˘ˉx (3 volte); ˉ˘˘|ˉˉ (1 volta)

 Attribuito a papa Gregorio Magno (540-604), anche se alcuni pensano possa essere una composizione successiva attribuibile ad Alcuino di York (732-804).

L’inno è cantato alle Lodi della Domenica della seconda e quarta settimana del Salterio durante il Tempo Ordinario.

Ecce iam noctis tenuatur umbra
lucis aurora rutilans coruscat;
nisibus totis rogitemus omnes
cunctipotentem,
Ecco, già della notte si attenua l’ombra, l’aurora della luce splendente brilla;
con ogni slancio supplichiamo tutti l’Onnipotente,
Ut Deus, nostri miseratus, omnem
pellat angorem, tribuat salutem,
donet et nobis pietate patris regna polorum.
affinchè Dio, avendo pietà di noi, ogni paura allontani, accordi alvezza,
ci doni anche, con pietà di padre,
il regno dei cieli.
Praestet hoc nobis Deitas beata
Patris ac Nati, pariterque Sancti
Spiritus, cuius resonat per omnem gloria mundum. Amen.
Ci garantisca questo la Divinità beata del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, la cui gloria risuona in tutto il mondo. Amen.

Varianti introdotte da Papa Urbano VIII nel 1632 al Breviario Romano:

Ecce iam noctis tenuatur umbra
lux et aurorae rutilans coruscat:
supplices rerum Dominum canora
voce precemur.
Ecco, già della notte si attenua l’ombra,
anche la luce dell’aurora splendente brilla;
supplici, il Signore di tutte le cose, con voce melodiosa preghiamo
Ut reos culpae miseratus omnem
pellat angorem, tribuat salutem,
donet et nobis sempiternae munera pacis.
Affinché, i rei di colpa commiserando, ogni paura allontani, accordi salvezza,
ci doni anche, i doni della pace sempiterna.
Praestet hoc nobis Deitas beata
Patris ac Nati, pariterque Sancti
Spiritus, cuius resonat per omnem gloria mundum. Amen.
Ci garantisca questo la Divinità beata del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, la cui gloria risuona in tutto il mondo. Amen.

 

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