Qarta Polis

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

San Cirillo di Alessandria

L’indomani Giovanni vede Gesù venire verso di lui. In un tempo molto breve Giovanni Battista diviene profeta e apostolo. Infatti già mostra presente colui che predicava sarebbe venuto. Per la qual cosa, superò anche la misura del profeta, come lo stesso Salvatore dice in un luogo mentre discute di lui con i Giudei: Cosa siete andati a vedere nel deserto? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta (Mt 11, 9).

Quelli profetavano che Cristo sarebbe venuto in un certo tempo; questi, invece, mentre gridava che sarebbe venuto, lo mostrò anche presente: L’indomani, Giovanni vede Gesù venire verso di lui. E dice: Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo.

Non più preparate: questa parola non è più adatta al tempo, giacché ormai si vede e sta davanti agli occhi colui per cui si fa la preparazione. La realtà delle cose postula un altro modo esprimersi. Bisogna chiarire chi sia colui che è presente, e per quali motivi sia disceso da noi chi è venuto dal cielo. Ecco, dunque, egli dice, l’agnello di Dio che il profeta Isaia ci predisse, dicendo: Come un agnello fu condotto al macello, come pecora di fronte ai suoi tosatori, non ha aperto bocca (Is 53, 7).

Egli, già un tempo, fu prefigurato dalla Legge di Mosè. Ma, in quel tempo, salvava solo in parte, non effondendo verso tutti la sua misericordia: era, infatti, tipo e ombra; ora, invece, il vero agnello, che una volta fu prefigurato, è condotto ad essere ucciso come ostia immacolata per tutti, per allontanare il peccato dal mondo, per sconfiggere lo sterminatore dell’umanità, per abolire, morendo, la morte per tutti, per riscattare gli uomini dalla maledizione, per porre fine, finalmente, alla condanna: Sei terra, e ritornerai nella terra (Gen 3, 19), per essere il secondo Adamo, non il terrestre ma il celeste, per essere l’inizio d’ogni bene per la natura umana, la liberazione dalla corruzione sopravvenuta, il datore della vita eterna, causa di riconciliazione con Dio, principio di pietà e giustizia, e finalmente la via per il regno dei cieli.

Uno è l’agnello morto per tutti, che riacquista a Dio Padre tutto il gregge che è sulla terra. Uno per tutti, per sottomettere tutti a Dio. Uno per tutti per guadagnare tutti: affinché tutti finalmente non vivano per se stessi, ma per colui che morì e risuscitò per loro (2 Cor 5, 15). Poiché eravamo caduti in molti peccati, e per questo eravamo soggetti alla morte e alla corruzione, il Padre diede suo Figlio come mezzo di redenzione per noi, uno per tutti, poiché tutti sono in lui, ed è migliore di tutti. Uno solo morì per tutti, affinché tutti vivessimo in lui.

Dopoché la morte divorò l’agnello ucciso per tutti, nello stesso tempo, rigettò tutti, in lui e con lui. Tutti eravamo in Cristo che, a causa nostra e in favore nostro, è morto ed è risorto.

Una volta tolto di mezzo il peccato, come era possibile che non fosse tolta di mezzo anche la morte che proveniva da esso e per esso? Morta la radice, come si potrà salvare il germoglio? Per quale motivo dovevamo ancora morire, una volta che era morto il peccato? Perciò, dopo l’uccisione dell’agnello di Dio, diciamo con esultanza:  Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o inferno, il tuo pungiglione? (1 Cor 15, 55). Infatti, ogni iniquità si chiuderà la bocca (Sal 107, 42) come, in un luogo, canta il Salmista, e non potrà più accusare coloro che peccavano per debolezza. È Dio che giustifica (Rm 9, 33). Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della Legge, essendo per noi divenuto maledizione (Gal 3, 13) affinché noi evitassimo la maledizione del peccato. …

E Giovanni testimoniò dicendo: Ho contemplato lo Spirito discendere come colomba dal cielo e fermarsi su di lui. Ed io non lo conoscevo; ma colui il quale mi ha inviato a battezzare in acqua mi ha detto: Colui sopra il quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito è lui che battezza in Spirito Santo.

Poiché dunque il primo Adamo non aveva conservato la grazia datagli da Dio, Dio Padre ci destinò il secondo Adamo dal cielo. Ci mandò il proprio Figlio, fatto a nostra somiglianza, che non conosceva cambiamento e alterazione e non conosceva il peccato, affinché, come per la disobbedienza del primo ci attirammo l’ira divina, cosi per l’obbedienza del secondo fuggissimo la maledizione e cessassero i suoi mali.

Poiché dunque il Verbo di Dio si fece uomo, ricevette lo Spirito dal Padre come uno di noi, non ricevendo qualcosa di speciale per sé: egli era colui che dà lo Spirito; ma affinché, ricevutolo, egli, che non conobbe il peccato, lo conservasse per la nostra natura, e stabilisse in noi, di nuovo, la grazia che era svanita.

Per questo motivo credo che utilmente il santo Battista abbia aggiunto: Ho contemplato lo Spirito discendere dal cielo e fermarsi su di lui. Volò da noi, a causa del peccato, e colui che non conosceva il peccato si fece come uno di noi per abituare lo Spirito a rimanere in noi, non avendo in se stesso motivo di andar via o di sottrarsi. Perciò da sé riceve lo Spirito per comunicarlo a noi, e rinnova alla natura il bene antico. Così pure si dice che per noi si è fatto povero. Sebbene fosse ricco, in quanto Dio, e non bisognoso di nessun bene, si fece uomo povero di tutto, al quale molto bene si addicevano le parole: Cosa hai che non hai ricevuto? (1 Cor 4, 7).

Come dunque egli che era la vita per natura morì, secondo la carne, per noi, per sconfiggere la morte per noi e risuscitare con sé tutta la natura (eravamo infatti tutti in lui, in quanto si fece uomo), così riceve lo Spirito per noi, per santificare tutta la natura. Non venne per un suo interesse, ma perché fosse per noi tutti principio, via e porta dei beni celesti.

Cfr., Commento  al vangelo di Giovanni, lib. II, vv. 29-34 passim

Next Post

Previous Post

Leave a Reply

© 2024 Qarta Polis

Disegnato da Giovanni Lenzi