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II DOMENICA DI AVVENTO ANNO A

San Giovanni Crisostomo

Cercate di immaginare quale fatto straordinario fosse veder giungere dal deserto, dopo trent’anni, un uomo che era figlio di un gran sacerdote, che non aveva mai avuto bisogno delle cose necessarie alla vita terrena e che era sotto ogni aspetto degno di ammirazione, avendo dalla sua parte l’elogio del profeta Isaia, che sembrava dir di lui: Ecco colui che io predissi, dicendo che sarebbe venuto gridando e predicando nel deserto. I profeti si erano presi tanta cura di annunziare con precisione tutto quanto doveva accadere in quell’epoca, che non si erano affatto limitati a parlare del Maestro, ma avevano parlato, ormai da gran tempo, anche del precursore; e non avevano soltanto indicato la sua persona, ma avevano precisato pure il luogo dove si sarebbe stabilito; avevano predetto il modo della sua predicazione e quali meravigliosi frutti essa avrebbe portato.

Di lui appunto parlò il profeta Isaia quando disse: Preparate la via del Signore, appianate i suoi sentieri (Is 40, 3). Vedete come entrambi, il profeta Isaia e Giovanni Battista, vengono ad esprimere gli stessi pensieri, se non le stesse parole. Isaia dice che Giovanni quando verrà, griderà: “preparate la via del Signore, appianate i suoi sentieri”, mentre Giovanni Battista dice: “Fate frutti confacenti al pentimento”. Come potete notare, la predizione di Isaia e la predicazione di Giovanni significano una stessa e identica cosa, e cioè che Giovanni è venuto per precedere il Messia e preparargli la via, non donando la grazia, cioè la remissione dei peccati, ma disponendo le anime di coloro che stavano per ricevere il Dio dell’universo. Luca va ancora più lontano e non si accontenta di citare soltanto l’inizio della profezia, ma cita anche il seguito: Ogni valle sia colmata e ogni monte e ogni colle abbassato; le vie tortuose diventino diritte e le scabrose diventino piane e così ogni uomo vedrà la salvezza di Dio (Is 40, 4-5).

Vedete come il profeta aveva preannunciato tutti gli avvenimenti: il popolo che accorre, il felice mutamento di tutte le cose, la facilità della predicazione e la causa che dovrà mettere tutto in movimento. Isaia si esprime allegoricamente, come è costume dei profeti, ma il significato è chiaro: dicendo ogni valle sia colmata, ed ogni monte e ogni colle abbassato; le vie tortuose diventino diritte e le scabrose diventino piane, egli ci mostra gli umili innalzati, i superbi abbassati, i rigori e le difficoltà dell’antica legge mutati e rinnovati nella semplicità e nella mitezza della legge del Vangelo. Non si minacciano più – egli dice in sostanza – pene e fatiche, ma vengono offerte la grazia e il perdono dei peccati, che permetteranno con grande facilità di conquistare la salvezza. Manifesta poi la causa di questi grandi favori, aggiungendo che ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Non si tratta, come un tempo, soltanto dei giudei e dei proseliti, ma si tratta di tutta la terra e del mare, ossia di tutti gli uomini. Per vie tortuose intende ovviamente tutto ciò che vi è di corrotto nella vita umana, dei pubblicani, le prostitute, i ladri e i maghi, i quali, un tempo fuori strada, hanno in seguito camminato sulla via diritta. La stessa cosa sottolinea del resto Cristo quando dice ai giudei: In verità vi dico, i pubblicani e le meretrici entrano innanzi a voi nel regno di Dio (Mt 21, 31) perché hanno creduto; mentre il profeta, altrove, ripete lo stesso concetto con un’altra espressione: Allora il lupo e l’agnellino pascoleranno insieme (Is 65, 25). Con l’immagine delle valli colmate il profeta ha voluto indicare che le deformità dei costumi degli uomini si muteranno e si raddrizzeranno nella normalità di una vita virtuosa; così, ora, con questo passo, in cui compaiono  animali nemici tra loro che pascolano insieme, ci fa comprendere che gli uomini, nonostante i costumi differenti e i comportamenti contrastanti, si uniranno nell’armonia di un unico amore. Isaia mostra altresì quale sarà la causa di questo rinnovamento e di questa unità, dicendo che, allora egli si leverà a regnare sui popoli, e le genti spereranno in lui (Is 11, 10): pensiero analogo  a quello che esprime con le parole e così ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. In questo modo il profeta mostra all’evidenza che la conoscenza e la virtù del Vangelo si diffonderanno sino agli estremi confini del mondo sollevando gli uomini dalla brutalità dei loro costumi, addolcendo la durezza dei loro cuori e sostituendovi la mitezza e la semplicità che si addice ai figli di Dio […]

E’ davvero straordinario e stupefacente vedere come un uomo sia stato capace di sopportare una vita così dura! Ed era proprio questa sua vita che attirava i Giudei, i quali vedevano rivivere in Giovanni il grande profeta Elia e ritrovavano, nello spettacolo che egli offriva loro, la memoria di questo beato tra i loro avi […]

La scura già è posta alla radice degli alberi […]

È come se [Giovanni Battista] dicesse: Colui che è venuto sulla terra e che io vi annunzio non è un servo come gli altri profeti; è il Signore dell’universo che dovrà punir in modo tremendo coloro che disprezzeranno la sua parola […]

Si limita a dire che la scure è posta alla radice ed è pronta a tagliare. Per quanto essa sia così vicina alla radice, sembra dire, sta in voi impedire che il colpo venga vibrato. Se volete cambiare la vostra vita e divenire migliori, la scure sarà sollevata senza che vi faccia alcun male; ma se voi restate quelli che siete sempre stati, l’albero sarà tagliato fino alla radice. Per questo Dio compie due cose nello stesso tempo: non allontana la scure dalla radice e tuttavia non taglia ancora. Mantiene l’ascia vicina, affinché non vi adagiate; ma non sferra il colpo per farvi comprendere che, se vi convertite in breve tempo, potrete ancora essere salvati. Li spaventa, insomma, in ogni modo, per scuoterli e indurli alla penitenza […]

Ma non temete, quando udite pronunziare questa minaccia, o meglio temete ma non disperatevi, poiché potete ancora sperare di convertirvi. La sentenza non è ancora decisiva, né la scure è lì che taglia. Ma che cosa impedisce a questa scure, posta alla radice, di tagliare? Essa è stata posta per spaventarvi e indurvi a divenire migliori, per rendervi atti a portar frutti.

Per questa ragione Giovanni Battista aggiunge: Ogni albero che non faccia buon frutto sarà tagliato e gettato al fuoco. Dicendo ogni albero, non fa alcuna eccezione e rimuove ogni privilegio di nobiltà terrena. Anche se voi discendete da Abramo – egli dice – e potete contare molti patriarchi tra i vostri avi, tutto questo non servirà che a raddoppiare la vostra punizione, se non date buoni frutti. Con la severità di queste parole Giovanni istillò lo spavento nei cuori dei pubblicani, commosse gli animi dei soldati, non per gettarli nella disperazione, ma per scioglierli dalla loro pigrizia e indifferenza. In questo modo egli li impaurisce e li consola nello stesso tempo, perché minacciando l’albero che non recherà buoni frutti mostra insieme che l’albero che ne avrà non correrà alcun rischio e sfuggirà a ogni castigo.

Tu forse dirai: Ma come posso portare questi frutti in così breve tempo, quando la scure è già posta alla radice e quando è ormai prossimo il giorno stabilito? Ebbene, tu puoi prevenire questo colpo. Il frutto che si esige da te non è della stessa natura dei frutti che crescono negli alberi; non ha bisogno di lungo tempo per maturare, non è soggetto alle vicissitudini delle stagioni e neppure ha bisogno di grandi lavori di coltivazione. E’ sufficiente volerlo e subito l’albero germoglia e fiorisce. Non è poi soltanto la natura della radice, ma è soprattutto la cura del giardiniere che favorisce la crescita e lo sviluppo dei frutti.

Affinché, dunque, questo popolo non possa dire: Tu ci riempi di terrore, ci schiacci, ci costringi, ci minacci con una scure ormai vicina a dare il taglio decisivo e, nello stesso tempo, ci chiedi di portare buoni frutti parlandoci di supplizi e di sciagure, affinché, dico, tutto questo non accada, egli li incoraggia, mostrando loro che è facile ottenere la maturazione dei frutti che chiede. Quanto a me, io vi battezzo con acqua perché vi pentiate; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e a lui io non son degno di sciogliere i legacci dei calzari; egli vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco. Con queste parole fa capire chiaramente che per ricevere questo battesimo sono necessarie solo la volontà e la fede, non la fatica e il sudore, e che è altrettanto facile essere battezzati come convertirsi e divenire migliori […] Finalmente Giovanni parla di Cristo e ne parla testimoniando il profondo e insieme eccelso rispetto che ha di lui. Dopo aver chiarito infatti la grande differenza che c’è fra lui e Cristo, per evitare che il rispetto manifestato a Gesù appaia come un atto di compiacenza e di cortesia, Giovanni dimostra che tale deferenza è giustamente dovuta a Cristo paragonando il suo ministero e i doni che provengono da lui a quelli del Signore. Non esordisce dicendo di non essere degno di sciogliere a Cristo il laccio dei suoi sandali, ma dice questo solo dopo aver mostrato quanto è imperfetto il suo battesimo e aver dichiarato che tutto quanto egli può fare è soltanto portare gli uomini alla penitenza. Egli non dice che battezza con acqua per la remissione dei peccati, ma perché gli uomini si pentano. In seguito parla del battesimo di Gesù Cristo dicendo che esso è ricolmo di una grazia ineffabile […]

Ammirate la grande sapienza del Battista: quando egli predica, pronunzia tutte parole di minaccia, che gettano nello spavento, mentre quando invita gli uomini a volgersi a Cristo, non promette che beni e favori degni di essere acquistati. Non parla più di una scure, né di un albero tagliato, che si getta nel fuoco a bruciare, né della collera che incombe. Parla della remissione dei peccati, dell’eliminazione del castigo e della sconfitta della morte; parla della giustificazione, della santificazione, della redenzione, dell’adozione a figli di Dio, dell’unione fraterna con Gesù Cristo, di cui gli uomini dovranno divenire coeredi e, infine, parla della copiosa largizione dello Spirito Santo. Riassume tutte queste grazie nelle parole: Egli vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco, e, con questa espressione, rileva l’abbondanza della grazia che gli uomini debbono attendersi. Infatti egli non dice: vi darà lo Spirito Santo, ma: vi battezzerà con Spirito Santo e la parola fuoco, che aggiunge subito dopo, mette in risalto la forza e l’efficacia della grazia.

Cfr., Commento al Vangelo di Matteo, Discorso X, 3; XI, 3-4

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