Qarta Polis

Il Tesoro più grande

  1. […] io vorrei sapervi spiegare come può questa santa compagnia, che circonda il Santo dei Santi che abita in noi, non impedire all’anima di ritrovarsi sola con il suo Sposo, quando ella, raccolta nel suo intimo, vuole entrare in questo paradiso con il suo Dio e chiude la porta dietro di sé a tutte le cose del mondo. Dico «vuole» perché sappiate che non si tratta qui di un fatto soprannaturale, ma dipendente dalla nostra volontà e che possiamo realizzare noi stesse con l’aiuto di Dio, senza il quale non si può far nulla; da soli non possiamo avere nemmeno un solo buon pensiero. Non si tratta, infatti, di un silenzio delle potenze, ma di una loro concentrazione nell’anima.
  2. Ciò si ottiene in vari modi. Come è scritto in alcuni libri, dobbiamo distaccarci da tutto per avvicinarci interiormente a Dio e, pur svolgendo le nostre occupazioni, dobbiamo ritirarci in noi stesse; anche se duri un solo momento il ricordo di quella compagnia che abbiamo dentro di noi, è sempre di gran profitto. Infine, dobbiamo acquistare l’abitudine di prendere gusto a non sentire la necessità di gridare per parlarGli, perché Sua Maestà ci farà sentire ch’Egli è là, dentro di noi.
  3. In tal modo pregheremo con molta quiete vocalmente ed eviteremo di avere noia, perché poco dopo esserci sforzati di stare accanto a nostro Signore, Egli ci capirà per mezzo di segni. E se, precedentemente, per farci capire da Lui, dovevamo recitare il Pater noster molte volte, ora Egli ci capirà fin dalla prima. Egli è vivamente desideroso di risparmiarci ogni fatica; anche se in un’ora non lo recitiamo più di una volta, basta, purché comprendiate di essere con Lui, siamo consapevoli delle nostre richieste, del vivo desiderio che Egli ha di esaudirle e del piacere che prova nello stare con noi; Egli non ama che ci rompiamo la testa a fargli lunghi discorsi.
  4. Il Signore voglia insegnare questo tipo di orazione a quelle tra voi che non Lo conoscono. Da parte mia, vi confesso che non ho mai saputo che cosa fosse pregare con soddisfazione, finché il Signore non me l’ha insegnato; ho sempre trovato tanti vantaggi in quest’abitudine di raccoglimento interiore, che per tal motivo mi sono così dilungata in proposito. Concludo dicendo che chi vorrà pervenire a questo stato – poiché, ripeto, ciò dipende da noi – non si stanchi di cercare di abituarsi a quanto si è detto, vale a dire diventare a poco a poco padrone di sé; lungi dal perdersi senza alcun costrutto, l’anima si guadagna davvero per se stessa, con l’asservire i propri sensi al raccoglimento interiore. Se deve parlare, cerchi di ricordarsi che c’è con Chi parlare dentro di sé; se ascoltare, si ricordi di porger l’orecchio a Chi le parla più da vicino. Infine consideri che, se vuole, può non separarsi mai da una così buona compagnia e rimpianga il lungo tempo in cui ha lasciato solo suo Padre, pur avendo tanto bisogno di Lui. Se può, se ne ricordi molte volte al giorno, o almeno qualche volta. Dal momento in cui ne abbia acquistato l’abitudine, presto o tardi ne trarrà profitto. Dopo aver ottenuto questa grazia dal Signore, non vorrà cambiarla per nessun tesoro.

SANTA TERESA D’AVILA, Cammino di perfezione, 29, 4-7.

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