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I tempi forti

A differenza dell’anno civile, che incomincia con il 1° Gennaio, l’anno della Chiesa, l’anno liturgico, ha inizio con la I Domenica di Avvento.

Questo semplice dato ci fa capire come vi siano due livelli assolutamente diversi di considerare il tempo: uno civile, naturale, l’altro ecclesiale, sovrannaturale. Uno determinato dallo scorrere dell’orologio che segna minuti, ore, mesi ed anni civili, l’altro determinato dalla celebrazione e dal ricordo dell’opera di salvezza del Cristo.

Infatti, «La santa Chiesa celebra, con sacro ricordo, in giorni determinati, nel corso dell’anno, l’opera di salvezza di Cristo […] Ogni giorno viene santificato dal popolo di Dio con celebrazioni liturgiche, specialmente con il sacrificio eucaristico e l’ufficio divino. Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all’altra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente»[1].

Venendo nel mondo Cristo non solo ha cambiato le sorti dell’umanità, ma ha anche mutato profondamente lo scorrere del tempo ed il nostro modo, di noi cristiani, di percepirlo. Infatti, come abbiamo appena letto, nella Chiesa alcuni giorni hanno una durata diversa da quelli del tempo civile; è il caso, per esempio del giorno di Pasqua, che dura un’intera settimana come fosse un solo giorno; per assimilazione anche la Pasqua settimanale, la Domenica, dura dai Primi Vespri del sabato precedente. Così il giorno di Natale, che dura per tutta l’ottava di Natale, cioè sino alla domenica seguente.

Non solo alcuni giorni, non solo l’anno, ma tutto quanto il tempo è misurato dalla Chiesa in maniera propria, diversa; abbiamo infatti una prima grande suddivisione tra Tempo ordinario e Tempi forti.

Che cos’è un “tempo forte”?

É un tempo che gode di caratteristiche teologiche e pastorali proprie. Se, come abbiamo detto, l’anno liturgico tutto intero ruota attorno al mistero di Gesù ed alla Sua opera di salvezza, un “tempo forte” si articola attorno ad un mistero specifico e particolarmente denso e significativo della vita del Cristo, quali sono la Sua incarnazione e nascita, la sua passione e morte, la sua ascensione al cielo ed il conseguente dono dello spirito Santo ed il Suo ritorno glorioso come Signore dei vivi e dei morti.

Un “tempo forte”, scaturisce perciò da un centro, il giorno specifico in cui si rende attuale per noi, oggi, un determinato Mistero del Cristo e si dilata per tutta la durata del “tempo forte” irraggiandolo della propria Luce, della propria Grazia e dei doni specifici connessi a quel preciso Mistero. È dunque un tempo di speciale assistenza dello Spirito santo che, ci insegna ogni cosa ricordandoci tutto ciò che Gesù ci ha detto[2], ci invita a contemplare, meditare e conformarci sempre più al nostro Redentore e Salvatore.

Per questo l’opera dello Spirito santo nella Chiesa, durante i “tempi forti”, la guida a leggere e rileggere di anno in anno quegli specifici testi che ricordano ai fedeli le parole del Suo Signore, conducendoli a pascolare in verdi pascoli e ad acque tranquille, in modo tale che essi possano nutrirsi del giusto cibo ed abbeverarsi alle acque della divina sapienza, che li guida alla conoscenza di Cristo.

I pastori poi, sempre guidati e soavemente accompagnati dallo Spirito Santo in questi “tempi forti” aiutano i fedeli, mediante gli strumenti propri della madre Chiesa ad entrare sempre più nel Mistero, per mezzo della predicazione, della somministrazione dei Sacramenti, ma sopratutto di una più fervorosa preghiera per le anime loro affidate.

 

 

[1]Sacra congregazione per il culto, Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, versione di Alfredo Cattabiani, Calendario, Oscar Mondadori, Milano 2008, pagg.327-337, traduzione italiana ripresa da «Rivista liturgica», 57(1970) 2, pp. 188-198; con le varianti introdotte dall’edizione tipica del Missale Romanum. Cfr. «Rivista liturgica», 58(1971) 1, pp. 126 e 130-131. Testo latino in Calendarium Romanum, Editio tyipica, Typis Poliglottis Vaticanis, 1969, pp. 11-12. Cfr. Notitiae, n. 46 (1969). Missale Romanum, Editio typica, Typis Poliglottis Vaticanis, 1970, pp. 100-112. Cfr. Notitiae, n. 64 (1970), pp. 191-192.

[2]Cfr., Gv., 14, 26.

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