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XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

S. Cromazio di Aquileia

Siccome i discepoli non sapevano ancora quanto fosse grande la gloria dell’umiltà, contendevano sulla precedenza del loro merito o dell’onore loro spettante, chiedendo al Signore: Chi, secondo te, è più grande nel regno dei cieli? (Mt 18, 1). I discepoli discutevano chi fosse più grande nel regno dei cieli, mentre, senza dubbio, agli occhi di Dio è ritenuto più grande chi si è dimostrato più umile, come appunto egli dice: Chi si esalta, sarà umiliato e chi si umilia, sarà esaltato (Mt 23, 12). Perciò, non a torto, per troncare una tale inutile contesa tra i suoi discepoli, Gesù chiamò un bambino e lo pose in mezzo a loro e disse: In verità vi dico, se voi non vi convertirete e non diverrete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, questi è più grande nel regno dei cieli (Mt 18, 2-4). Posto in mezzo un bambino, il Signore esorta i discepoli a seguirne l’esempio, mostrando che se ciascuno non diventa come un bambino, non può entrare nel regno dei cieli. Ma il Signore, in questa circostanza, non adduce l’esempio dei bambini e non ordina che diventiamo come loro perché ci facciamo uguali a loro nell’età, dal momento che un’età ormai avanzata non può ritornare nuovamente all’infanzia, ma perché imitiamo la semplicità e l’innocenza dei bambini.

Il beato Apostolo sa in che senso il Signore ci ordina di essere bambini, quando dice: Non comportatevi da bambini nei giudizi, ma siate bambini quanto a malizia, per essere uomini maturi nei giudizi (1 Cor 14, 20). Il fanciullo, infatti, o il bimbo non conosce la malvagità del mondo, non è capace di commettere peccato, non fa del male al prossimo, non conserva rancore, non odia nessuno, non cerca ricchezze, non ammira la gloria di questo mondo, segue sempre il padre, non si allontana dalla madre. Per questo motivo il Signore vuole che noi diventiamo come bambini, perché su questo modello viviamo in questo mondo senza malizia e senza inganno. Fuggiamo il peccato, non facciamo del male al prossimo; non conserviamo rancore; non cerchiamo le ricchezze né la gloria del mondo; seguiamo sempre il Padre, cioè Dio, di cui abbiamo cominciato ad essere figli per adozione; non ci allontaniamo dalla madre, cioè dalla Chiesa, per mezzo della quale siamo nati spiritualmente a Dio. Nel grembo di questa madre riposiamo come bambinelli posti in braccio alla propria madre. Nutriamoci ogni giorno di questa salutare dottrina, per crescere nella grazia e nella fede del battesimo, conforme a ciò che attesta l’apostolo Pietro in una sua lettera, dicendo: Come bambini appena nati bramate il latte, per crescere con esso (cfr. 1 Pt 2, 2). Anche san Giovanni, in una sua lettera, ci insegna in che senso dobbiamo essere bambini quando dice: Vi scrivo, bambini, perché avete conosciuto il Padre (1 Gv 2, 14). Con queste parole ci viene prescritto di essere bambini per conoscere il Padre, perché viviamo in questo mondo innocenti e semplici come colombe. Volendo, dunque, il Signore che in noi esista una tale somiglianza con i bambini, non a torto, in questo passo dice: Se, convertiti, non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, questi è più grande nel regno dei cieli. I1 Signore chiaramente mostra che sarà più grande nel regno dei cieli chi avrà imitato l’umiltà e l’innocenza di un bambino. Perciò, lo stesso Signore, per mostrarci in modo perfetto l’esempio dell’umiltà, anch’egli assumendo un corpo, si degnò di diventare bambino, come leggiamo di lui nella Scrittura: Perché ci è nato un bambino, e ci è stato dato un figlio, sulle cui spalle è il segno della sovranità (Is 9, 6). Di qui, infatti, anche i santi patriarchi e profeti ed apostoli del Signore furono chiamati bambini, secondo quanto nella Scrittura leggiamo di loro: Ecco, io e i bambini che il Signore mi ha dato (Eb 2, 13), perché rimanessero come bambini senza inganno e senza malizia. Imitiamo, dunque, l’esempio di questi bambini, cioè di tutti santi, per meritare di entrare con essi nel regno dei cieli. Imitiamo l’umiltà dello stesso Signore, che per la nostra salvezza si degnò d’essere bambino, per poter regnare con lui.

E, giustamente, aggiunse: Chi accoglie anche uno solo questi bambini in mio nome, accoglie me, volendo mostrare che chiunque accoglie un servo che crede fedelmente in Cristo e vive secondo l’innocenza di un bambino, accoglie lui. Se si accoglie costui, il Signore dice d’essere ricevuto lui stesso, perché non disprezziamo un tale servo di Dio che vive in ispirito d’umiltà.

Cfr., Commento a Matteo 55, 1-3

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