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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Sant’Agostino

Sembra penoso e gravoso il comando dato dal Signore, che cioè, se uno vuole seguirlo, deve rinnegare se stesso. Ma non è penoso e gravoso ciò che comanda Colui che aiuta a mettere in pratica ciò che comanda: Infatti è anche vero ciò che si dice a lui nel salmo: A causa delle parole delle tue labbra ho custodito vie dure (Sal 16, 4). È anche vero ciò che dice lui in persona: Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero (Mt 11, 30). Poiché tutto ciò ch’è penoso nei precetti, lo rende dolce la carità. Sappiamo quanti sacrifici fa compiere l’amore! …

Orbene, siccome in gran parte gli uomini rassomigliano all’oggetto del loro amore e per regolare la nostra vita null’altro ci deve stare a cuore se non quello di scegliere l’oggetto da amare, perché stupirci se chi ama Cristo e vuole esserne seguace, con l’amarlo rinunci a se stesso? Se in effetti uno si perde amando se stesso, certamente si ritrova col rinnegare se stesso.

All’inizio l’uomo si perse per l’amore di sé. Se infatti non avesse amato se stesso e avesse preferito Dio al proprio io, avrebbe voluto essere sempre soggetto a Dio, e per conseguenza non si sarebbe rivoltato rifiutando la volontà di lui e facendo la propria volontà. In effetti amare se stessi è voler fare la propria volontà. Preferisci alla tua la volontà di Dio; impara ad amarti non amando te stesso. …

Che cosa significa: Rinneghi se stesso? Non confidi in se stesso, sia persuaso d’essere un semplice uomo e abbia presente agli occhi della mente l’affermazione d’un Profeta: Maledetto chiunque ripone la propria speranza in un uomo (Ger 17, 5). Si allontani da se stesso ma non verso il basso; si liberi dal proprio io per unirsi á Dio. Tutto ciò che ha di buono lo attribuisca a Colui dal quale é stato creato, tutto ciò che ha di male se lo è fatto da se stesso. Non è stato Dio a fare ciò che in lui è male; distrugga dunque ciò che ha fatto chi da Dio si è  allontanato. Rinunci a se stesso – dice Cristo – prenda 1a propria croce e mi segua.

Dove dobbiamo seguire il Signore? Sappiamo dov’è. … Egli infatti è risorto ed è asceso al cielo: noi dobbiamo andare con lui fin lassù. Non dobbiamo affatto perdere la speranza poiché anche se l’uomo non è capace di nulla, ce lo ha promesso proprio lui. Il cielo era lontano da noi prima che ci andasse il nostro capo. Perché dovremo dunque disperare se siamo le membra di quel capo? Dobbiamo dunque seguirlo fino lassù. Ma chi si rifiuterebbe di seguirlo fino a quella sede? Soprattutto per il fatto che sulla terra si soffre molto a causa di dolori e di timori. Chi rifiuterebbe di andare con Cristo là dove si trova la somma felicità, la pace suprema e la perpetua tranquillità? È bene seguirlo lassù, ma bisogna vedere per quale via. In effetti Gesù nostro Signore non disse quell’espressione quando era già risorto dai morti: non aveva ancora patito, doveva ancora andare incontro alla croce, al disonore, agli oltraggi, ai flagelli, alla corona di spine; alle ferite, agli insulti, agli obbrobri, alla morte. La via ti sembra scabrosa, ti rende pigro, e così ti rifiuti di andare dietro a lui. Va’ dietro a lui. È scabroso ciò che l’uomo ha reso tale a se stesso, ma sono state ridotte in polvere le asperità che Cristo cancellò tornando al cielo. Ora chi non vorrebbe arrivare alla glorificazione? A tutti piace un posto elevato, ma il gradino è l’umiltà. Perché alzi il piede al di sopra di te? In tal modo tu vuoi cadere, non già salire. Comincia dal gradino [dell’umiltà] e sei già salito. Non volevano considerare il gradino dell’umiltà quei due discepoli che dicevano: Comanda, Signore, che di noi due uno sieda alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nel tuo regno (Mc 10, 37). Chiedevano un posto elevato ma non vedevano il gradino. I1 Signore allora mostrò loro il gradino e che cosa rispose loro il Signore? Siete in grado di bere i1 calice che io dovrò bere?  Voi che chiedete l’apice della sublimità, siete in grado di bere il calice dell’umiltà? Ecco perché non disse soltanto: Rinunci a sé stesso é mi segua, ma aggiunse: Prenda su di sé la sua croce e mi segua.

Che significa: Prenda su di sé la croce? Sopporti tutto ciò ch’è molesto: così deve seguirmi. Quando infatti mi seguirà imitando la mia condotta e osservando i miei precetti, avrà molti che cercheranno  di contrastarlo, di proibirglielo, di dissuaderlo e ciò da parte di coloro stessi che han l’apparenza d’essere seguaci di Cristo. Camminavano con Cristo coloro che tentavano di proibire ai ciechi di gridare. Sia dunque le minacce, sia le lusinghe, sia qualunque specie di proibizioni, se tu lo vuoi seguire, devi riguardarle come una croce, le devi tollerare, sopportare, non soccombere. Sembra che con quelle parole il Signore esorti al martirio. Se c’è la persecuzione, non si deve forse disprezzare tutto per Cristo? Si ama il mondo ma venga anteposto Colui dal quale è stato creato il mondo. Grande è il mondo ma è più grande Colui dal quale il mondo è stato fatto. Bello è il mondo; ma più bello è Colui dal quale il mondo é stato fatto. Attraente è il mondo, ma più amabile è Colui dai quale il mondo è stato fatto. … A proposito … della Chiesa, la quale tutta segue Cristo, disse: Chi mi vuol seguire rinunci a se stesso. Non si deve pensare che debbano dare ascolto a questo comando le vergini e non le maritate, oppure che debbano ascoltarlo le vedove e non le spose o i monaci e non i coniugati, o i chierici e non i laici; ma deve seguire Cristo tutta quanta la Chiesa, tutto quanto il corpo, tutte le membra distinte e disposte ciascuna a seconda dei doveri loro propri. Deve seguirlo l’intera sua unica, la sua colomba, la sua sposa redenta e dotata col sangue dello sposo. …. Devono dunque seguire Cristo queste membra che hanno in essa il loro posto relativo al loro genere, al loro grado, al loro modo di operare; rinneghino se stessi, cioè non ripongano fiducia in se stessi, prendano su di loro la propria croce, vale a dire sopportino nel mondo per amore di Cristo tutti gli affronti del mondo. Amino lui il quale è il solo che non illude; il solo che non s’inganna né inganna; amino lui poiché è vero ciò che promette. Ma, poiché non lo dà ora, la fede vacilla. Persisti, persevera; tollera, sopporta l’indugio: cosi porterai la tua croce.

Cfr., Discorso 96, 1-4. 9

 

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