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San MOSè, PROFETA

San Gregorio nisseno

Dopo questa trattazione non è difficile rendersi conto di quanto numerose e quanto grandi siano le virtù richieste ad un uomo perché meriti l’appellativo di servo di Dio. Tale infatti è soltanto chi si è lasciato alle spalle ogni altra realtà, dal momento che nessuno può dedicarsi al servizio di Dio se non si distacca completamente da ogni cosa mondana. Chi compie questa scelta raggiunge la meta ultima della vita terrena trascorsa nell’esercizio della virtù: una meta che attinge la perfezione in forza della parola di Dio; una meta aperta alla vita perché ad essa non segue la sepoltura, su di essa non viene innalzata una tomba, da essa nessuna oscurità allo sguardo umano, nessuna corruzione all’umana sembianza viene provocata. Nelle considerazioni esposte in questo breve discorso puoi trovare la presentazione della vita perfetta, divenuta degna di ogni elogio per il livello della sua virtù. Narrando la vita di Mosè ho inteso presentare in qualche modo un esempio perfetto di santità: così ciascuno di noi sarà in grado di imitare questo modello e di riprodurre in sé una immagine vivente di quell’ideale sublime che il nostro sguardo ha contemplato. Mosè ha da aver raggiunto gli estremi confini della perfezione possibile ad una umana creatura. Lo conferma Dio stesso con le parole che gli rivolge: Ho conosciuto te a preferenza di tutti gli altri. Per di più è Dio stesso che lo chiama suo amico.

Inoltre nel momento in cui Dio, acceso di sdegno a motivo dei peccati del suo popolo, voleva sterminare tutti gli Israeliti, mentre Mosè voleva continuare a vivere solo a condizione di poter rimanere in vita con il suo popolo, Dio si placò per mostrarsi condiscendente verso l’amico. Tutto ciò comprova il fatto che Mosè raggiunse veramente la pienezza della santità. Da parte nostra ci eravamo proposti di cercare in che cosa consista questa santità perfetta. Ora in proporzione delle nostre forze l’abbiamo trovata: non ci resta che conformare la nostra vita su un tale esemplare. Dobbiamo perciò trasferire nella nostra vita quanto abbiamo scoperto conoscendo più a fondo la vicenda di Mosè e venir così «conosciuti da Dio» divenendo suoi amici. Non vi è dubbio che la vera santità non consiste nell’evitare una condotta viziosa per timore di castighi, come farebbe uno schiavo: se questo fosse il tuo atteggiamento, ti impegneresti nella via della virtù solo per la speranza di una ricompensa, con lo stesso animo che un mercante dimostra negli affari e nei contratti. Dimentica invece anche quella ricompensa che per ora rimane nascosta e che attendi nella speranza. Sii convinto che un solo evento è veramente terribile: restare separato per sempre dall’amicizia di Dio; e che c’è una cosa sola veramente desiderabile: l’amicizia di Dio. Questa sola rende possibile la perfetta santità.

Quando il tuo spirito si sarà elevato ad una dimensione più alta e divina, e tu avrai conseguito questa condizione, potrai sperimentare assieme ai santi che cosa significhi aver guadagnato Cristo nostro Signore. A lui onore e potenza nei secoli. Amen.

Cfr., San Gregorio Nisseno, Vita di Mosè,

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