Qarta Polis

XIX DOMENICA TO B

25 Agosto 2021

Baldovino di Ford

Cristo è il pane di vita per chi crede in lui. Credere in Cristo è mangiare il pane della vita; è avere Cristo in sé, ed è anche avere in sé la vita eterna. Questo ci vuol manifestare Cristo dicendo: Chi crede in me ha la vita eterna. Per chiarire queste parole Egli aggiunge: Io sono il pane della vita. Si può dire in sintesi: chi crede in me ha me, e perciò ha la vita eterna. Ne possiede la causa, ne possiede il merito, ne possiede la speranza e il pegno; ha di che accrescerla sempre di più. In definitiva, chi ha Cristo in sé ha la vita eterna. Non è ancora manifestata ma è nascosta in Cristo, che si porta dentro di sé: sappiamo che la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3, 3). E questa grazia sublime, racchiusa per noi in Cristo, noi già la possediamo in Lui: possediamo infatti Lui stesso che ce l’ha promessa, ce l’ha donata e la custodisce fedelmente. Essa è come in deposito vicino a Lui, e ci verrà restituita nel giorno della rivelazione della gloria dei figli di Dio.

Io sono il pane della vita. È una parola già detta prima, e questa ripetizione serve da conferma o forse per distinguere i suoi doni. Dell’una e dell’altra vita, della vita buona di ora e della vita beata futura, il Signore è l’unico largitore e creatore.

 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questa morte è quella dello spirito. Perché sono morti? Perché credevano solo a ciò che  vedevano, e quando non vedevano non capivano: sono dunque vostri padri perché voi siete uguali a loro; sono i padri increduli di figli increduli. Se guardiamo alla morte corporale, anche noi che mangiamo il pane disceso dal cielo moriamo. Se guardiamo invece alla morte spirituale, ha mangiato la manna Mosè, l’ha mangiata Aronne, l’hanno mangiata molti altri che erano graditi a Dio e non sono morti. Perché non sono morti? Perché hanno compreso secondo lo spirito e spiritualmente hanno avuto fede, spiritualmente hanno mangiato e si sono saziati. Questo è il pane vivo che discende dal cielo, dice Gesù, perché chi ne mangia non muoia. Proprio di questo pane, cioè di Cristo che parlava con gente incredula, era stata figura la manna; ma esso è più potente della manna. La manna né per i credenti né per gli increduli poteva far sì che sfuggissero alla morte spirituale. Invece il Cristo in essa significato, in essa intravisto dagli antichi giusti che ebbero fede nella sua venuta, ottiene a chiunque crede in Lui di non morire nello spirito. Dice appunto: Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Questo che ora è qui sulla terra, questo che vi sta davanti agli occhi – agli occhi della carne e non del cuore – questo è il pane che discende dal cielo. È lui stesso questo pane e lo chiarisce subito: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Poco fa esso veniva chiamato pane di vita ed ora è il pane vivo: vivo perché in esso abita la vita ed ha il potere di toglierci la morte spirituale e di donare la vita. Che toglie la morte lo ha detto prima: Perché chi ne mangia non muoia. Che dia la vita lo dice ora: Se uno mangia di questo  pane vivrà in eterno.

Cfr. Dal Sacramento dell’altare III, 17-18

 

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