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MARTA E MARIA. AZIONE E CONTEMPLAZIONE

5 Santa Marta era una gran santa, benché non si dica che fosse contemplativa; allora, che volete di più che arrivare ad essere come questa donna felice, la quale meritò di ospitare tante volte nella sua casa Cristo nostro Signore e dargli da mangiare e servirlo e mangiare anche lei alla sua mensa? Se voi rimaneste assorte come la Maddalena non ci sarebbe nessuno che desse da mangiare all’Ospite divino. Ebbene, pensate che questo monastero, ove
siamo riunite, sia la casa di santa Marta, ove dev’esserci di tutto. E neanche coloro che si dedicano alla vita attiva mormorino di quelle che sono molto assorte nella contemplazione, sapendo che il Signore prenderà le loro difese, anche se esse tacciono, perché generalmente
la contemplazione le rende noncuranti di sé e di tutto.

6 Si ricordino che ci dev’essere chi gli prepari il pasto e si ritengano felici di servirlo come Marta; badino che la vera umiltà consiste specialmente nell’essere disposti, senza alcuna eccezione, a uniformarsi al volere del Signore e a considerarsi sempre indegni di essere chiamati suoi servi. E se la contemplazione, l’orazione mentale e vocale, la cura degli infermi, i vari servizi domestici e il lavoro – anche il più umile – , se tutto ciò equivale a servire l’Ospite divino che viene a dimorare, a mangiare e a ricrearsi con noi, che cosa ci importa di attendere ad uno più che ad un altro ufficio?

7. Io non dico che la mancanza di contemplazione sia dovuta a noi, ma che dobbiamo essere disposte a ogni esperienza, perché non dipende dalla nostra scelta, bensì da quella del Signore. E se dopo molti anni egli volesse lasciare ognuna nel suo ufficio, sarebbe proprio una bella umiltà voler ricorrere a un’altra scelta di propria iniziativa! Lasciate fare al Padrone della casa che è saggio, potente e sa quello che conviene a voi e che conviene a Lui stesso. Siate certe che, facendo quello che dipende da voi e disponendovi alla contemplazione con la perfezione di cui ho parlato, se egli non ve la concede (ma non credo che mancherà di concedervela, se ci sono in voi un vero distacco e una vera umiltà) è perché tiene riservata questa gioia per aggiungerla a tutte le altre di cui vi farà dono in cielo, e perché – come ho già detto – vi vuole trattare da anime forti, dandovi da portare quaggiù la croce come Sua Maestà stessa l’ha sempre portata.

E quale amicizia migliore di volere per voi ciò che egli volle per sé? Potrebbe anche essere che non aveste un così gran premio nella contemplazione. Sono, questi, suoi giudizi, e non bisogna interferire in essi; è un gran bene che la scelta non dipenda da noi, perché subito – sembrandoci di trovare nella contemplazione una maggiore pace – saremmo tutti grandi contemplativi.

Oh, che gran guadagno non voler guadagnare in base al nostro punto di vista, per non dover temere alcuna perdita, non permettendo mai Dio che l’anima sinceramente mortificata patisca, se non per un suo maggior bene!

SANTA TERESA D’AVILA, Cammino di perfezione, 17, 5-7.

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