Qarta Polis

XVII DOMENICA TO B

25 luglio 2021

S. Agostino

Fu operato un miracolo grande, carissimi, saziando con cinque pani e due pesci cinquemila uomini e potendo riempire dodici ceste di pezzi avanzati. Grande il miracolo, ma esso non ci meraviglia molto se consideriamo chi l’ha compiuto. Ha moltiplicato i cinque pani tra li mani di coloro che li dividevano colui che moltiplica i semi che germinano sulla terra, tanto che si gettano pochi granelli e si riempiono i granai. Ma, poiché lo ripete ogni anno, nessuno se ne stupisce. Non è la mancanza di risalto nell’evento a togliere la meraviglia, ma la continuità. D’altra parte, il Signore, quando operava queste cose, si esprimeva per chi stava ad intenderlo, non solo a parole, ma anche attraverso gli stessi miracoli. I cinque pani significavano i cinque Libri della legge di Mosè. La legge antica è orzo rispetto al grano evangelico. In quei Libri si contengono grandi misteri del Cristo. Pertanto egli stesso affermò: Se credeste a Mosè, credereste anche a me; infatti egli ha scritto di me (Gv 5, 46). Ma come nell’orzo l’interno è nascosto sotto la pula, così il Cristo si cela sotto il velo dei misteri della legge. Come pane i misteri della legge sono presentati e messi in evidenza, così anche quei pani si espandevano quando venivano spezzati. Vi ho spezzato del pane ed è ciò che vi ho esposto. I cinquemila uomini significano il popolo posto sotto i cinque Libri della legge. Le dodici ceste sono i dodici Apostoli, i quali, a loro volta, sono stati riempiti dei passi della legge. I due pesci sono o i due precetti dell’amore di Dio e del prossimo, o i due popoli: il popolo dei circoncisi Giudei e il popolo degli incirconcisi Gentili, o anche, le sacre persone del re e del sacerdote. Queste verità, nell’analisi dell’esposizione, vengono come sminuzzate; mentre si comprendono, si fanno alimento.

Rivolgiamoci a colui che ha compiuto tali cose, egli è il pane disceso dal cielo; ma un pane che fa ristorare e non si può consumare; un pane che può nutrire e non si può esaurire. Anche la manna era figura appunto di questo pane. A1 riguardo fu detto: Ha dato loro il pane del cielo, l’uomo ha mangiato il pane degli angeli (Sal 77, 24-25). Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Perciò, se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare. Affrettiamoci verso l’eredità, perché ne riceviamo un pegno eccellente. Fratelli miei, desideriamo la vita di Cristo, ne abbiamo infatti il pegno, la morte di Cristo.

Cfr. Dal Discorso 130, 1-2

 

Next Post

Previous Post

Leave a Reply

© 2021 Qarta Polis

Disegnato da Giovanni Lenzi