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XI DOMENICA DEL TO B

13 giugno 2021

S. Beda

E diceva: A che cosa paragoneremo il regno di Dio, o a quale similitudine lo confronteremo? È come un grano di senape, che quando è stato seminato in terra è più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra. Il regno di Dio è la predicazione del Vangelo, la conoscenza delle Scritture che conduce alla vita, e riguardo alla quale è stato detto ai Giudei: Sarà strappato a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo faccia fruttificare (Mt 22). […] L’uomo che semina dai più è inteso il Salvatore, che semina nelle anime dei credenti. Da altri  è l’uomo stesso che semina nella terra o nel suo campo, cioè in se stesso e nel suo cuore. Chi è costui che semina se non la nostra intelligenza o l’animo? Colui che accoglie il grano della predicazione e alimenta la semente con l’acqua della fede, la fa germogliare nel campo del suo cuore.

Quando è stato seminato, dice, è più piccolo di tutti semi che sono in terra. Ma dopo che è stato seminato s’innalza e diventa più grande di tutte le erbe e fa grandi rami, cosicché sotto la sua ombra possano abitare gli uccelli del cielo. La predicazione del Vangelo è la più piccola di tutte le dottrine. Infatti il suo primo insegnamento non trova credito di verità, predicando che un uomo morto è il Signore Dio e lo scandalo della croce. Paragona una dottrina di tal fatta alle affermazioni dei filosofi e ai loro libri, allo splendore dell’eloquenza e alla composizione dei discorsi e vedrai quanto la semente del Vangelo sia più piccola di tutti gli altri semi. Ma quando quelle sono cresciute non mostrano nulla di acuto, nulla di vivace, nulla di vitale. Del tutto senza vigore e marce, germinano in erbe e piante che inaridiscono e cadono. Invece questa predicazione che all’inizio sembrava piccola, sia quando è stata seminata nell’animo di chi crede, sia in tutto il mondo, non rimane un’erba, ma diventa un albero. Dunque si innalza il grano di senape seminato in terra o nel campo del Signore, e da erba è mutato in albero, che per la natura della sua altezza, ampiezza e longevità supera tutte le altre erbe.

Grande è infatti l’altezza di questo albero, perché la predicazione del Vangelo solleva le menti di coloro che l’ascoltano al desiderio delle cose celesti.

Esteso è nei rami, perché per mezzo dei predicatori nati da essa, ha occupato i confini di tutto il mondo. Eccelle per la durata, poiché la verità che annuncia non sarà distrutta da alcun termine. Sotto la sua ombra abitano gli uccelli del cielo, perché le anime dei fedeli sono abituate a volare per mezzo del desiderio delle cose celesti e, tralasciate le passioni per le cose temporali, hanno il cuore in alto, secondo la parola del Salmista: Spereranno sotto la protezione delle tue ali (Sl 90). Per cui anche la Sposa del cantico dei Cantici, cioè l’unica Chiesa costituita dalla raccolta delle molte anime dei santi si gloria e dice: Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e il suo frutto è dolce al mio palato (Ct 2). Per dirlo chiaramente: “Mi sono posta sotto la protezione di colui che desideravo vedere, abbandonata la consolazione di tutte le altre cose, e la gioia della sua visione e della sua presenza è dolce al mio cuore, anzi mi spinge a disprezzare e ad aver disgusto di qualunque altra cosa, fuori di lui”.

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