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ORAZIONE VOCALE E MENTALE. IL DIVIN MAESTRO

1. […] Vi sono […] molte persone alle quali solo il nome di orazione mentale o di contemplazione sembra sia causa di spavento.

2. […] Ciò che io ora, dunque, voglio consigliarvi […] è il modo in cui dovete pregare vocalmente, in quanto è giusto che comprendiate quello che dite. E siccome chi è incapace di pensare a Dio può darsi che si stanchi anche di lunghe preghiere, non voglio affatto parlarvi di esse, ma solo di quelle che, come ogni cristiano, dobbiamo necessariamente recitare, cioè il Pater noster e l’Ave Maria, sì che non possano dire di noi che parliamo senza sapere quello che diciamo, salvo che basti, a nostro avviso, seguire l’abitudine, contentandoci solo di pronunciare le parole. Se basti o no, non è affar mio; lo diranno i dotti. Ciò che io vorrei che noi facessimo, figlie mie, è non contentarci solo di questo. Quando, infatti dico «credo», mi sembra giusto che capisca e sappia ciò che credo; e quando dico «Padre nostro», l’amore esige che io comprenda chi sia questo Padre nostro e chi sia il Maestro che ci ha insegnato tale preghiera.

3. Se volete obiettarmi che già lo sapete e che non c’è motivo di ricordarvelo, avete torto. Vi è molta differenza fra maestro e maestro. E se anche per quelli che ci danno insegnamenti quaggiù è molto grave non ricordarcene, a maggior ragione si deve dire dei santi e maestri dell’anima, dei quali, se siamo dei buoni discepoli, non dobbiamo dimenticarci. Come allora dimenticarsi di un tale Maestro qual è Colui che ci ha insegnato questa preghiera e con tanto amore e desiderio di giovarci? Dio non voglia che non ci ricordiamo di Lui recitandola, anche se non sempre, a causa della nostra debolezza, almeno spesso.

SANTA TERESA D’AVILA, Cammino di perfezione, 24, 1-3.

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