Qarta Polis

ASCENSIONE DEL SIGNORE B

16 Maggio 2021

S. Gregorio Magno

Questi segni accompagneranno quelli che avranno fede: nel mio nome cacceranno i demoni, parleranno in lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualcosa di mortifero, non ne avranno danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno (Mar. 16, I7-I8). Forse, fratelli miei, dovete ritenervi privi di fede perché non compite questi segni? Essi furono necessari nei primi tempi della Chiesa: la fede aveva bisogno di miracoli per consolidarsi, come noi quando piantiamo gli alberi dobbiamo annaffiarli finché li vediamo saldamente fissi nella terra, e come essi hanno posto le radici, cessiamo di somministrare acqua. Questo é il significato dell’espressione di Paolo: le lingue non sono un segno per chi crede, ma per chi non ha ancora la fede (I Cor. 14, 22). Abbiamo altre considerazioni più sottili da fare intorno a questi segni e prodigi.

La santa Chiesa compie ogni giorno, spiritualmente, ciò che allora faceva in modo sensibile per mezzo degli apostoli. Quando infatti i suoi sacerdoti con la grazia degli esorcismi impongono ai fedeli le mani e impediscono agli spiriti maligni di abitare nelle loro anime, cosa fanno se non cacciare i demoni? E tutti i fedeli che abbandonano i criteri mondani della vecchia vita, si esprimono con le verità della fede, esaltano con tutte le forze la grandezza e la potenza del Creatore, cosa fanno se non parlare lingue nuove? Quando con le buone esortazioni spengono i sentimenti malvagi nel cuore degli altri, comandano ai serpenti. E quando sentono suadenti parole che tentano al male senza mai compierlo, prendono bevande mortifere senza averne danno. Ogni volta poi che vedono il prossimo incerto nel compiere il bene e lo soccorrono con tutti i mezzi e consolidano nel bene, con l’esempio della virtù, la vita di coloro che vacillano sulla strada dell’onesta, cosa fanno se non imporre le mani ai malati per dar loro la guarigione? Questi prodigi sono ancora più grandi perché compiuti nell’ordine dello spirito e perché riconducono alla vita non i corpi, ma le anime: voi pure, carissimi fratelli, potete compiere questi miracoli con la forza di Dio, se volete. Quei segni esteriori non possono dare la vita a chi li compie, perché sono prodigi di natura corporea che mostrano talora la santità ma non ne sono causa; questi spirituali prodigi che vengono compiuti nelle anime, non dimostrano la virtù della vita, ma la producono. Solo i giusti possono compierli, mentre i primi possono anche essere fatti dai reprobi. Per questo la Verità dice di taluno : molti mi diranno in quel giorno, Signore, Signore, nel tuo nome non abbiamo noi forse detto profezie, cacciati i demoni, compiuti molti prodigi? Allora io dirò loro: non vi conosco. Andatevene da me, voi che commettete l’iniquità (Matt. 7, 22-23). Non vogliate perciò, carissimi fratelli, dare tutta la vostra stima ai segni che potrebbero essere compiuti anche dai reprobi, ma amate questi prodigi di carità e di pietà di cui abbiamo detto, che sono tanto più sicuri perché occulti e che ricevono dal Signore un compenso maggiore perché meno grande é la loro gloria presso gli uomini. […]

Fratelli carissimi, in questa solennità noi dobbiamo riflettere che é stato oggi distrutto il decreto della nostra condanna e mutata la sentenza della nostra rovina. Quella natura a cui fu detto: sei polvere e alla polvere ritornerai (Gen. 3, 19), oggi salì al Cielo. […]

Di questa solennità scrive il salmista: la tua grandezza é al di sopra dei cieli (Sal. 8, 2). E ancora: Il Signore è salito fra grida di giubilo, al suono della tromba (Sal. 46, 6). Come pure: salendo in alto rese prigioniera la stessa prigionia, ed elargì doni agli uomini (Sal. 67, 19). Questo render prigioniera la stessa prigionia salendo in alto, significa che Egli distrusse la nostra corruzione con la potenza della sua incorruttibilità. Elargì doni agli uomini, perché mandando lo Spirito Santo diede ad alcuni la parola della sapienza, ad altri quella della scienza, ad altri ancora il potere di compiere prodigi o la virtù di operare guarigioni, ad altri infine la varietà delle lingue o il potere di interpretarle. Elargì quindi doni agli uomini. Il trionfo della sua Ascensione é prefigurato nella parola di Abacuc: il sole si elevò e la luna rimase nella sua dimora (Abac. 3, 10-11). Chi indica il sole se non il Signore, e la luna se non la Chiesa? Infatti fino a quando il Signore salì al Cielo, la sua santa Chiesa ebbe grande timore dell’ostilità del mondo, ma quando si sentì fortificata per l’Ascensione, predicò apertamente ciò che aveva creduto in occulto. Indi il sole si elevò e la luna rimase nella sua dimora, perché quando il Signore salì al Cielo la santa Chiesa attuò in pienezza la sua missione di annunciare la Parola. Per questo attraverso la voce della Chiesa ascoltiamo le parole di Salomone: ecco, questi viene saltando sui monti e balzando sui colli (Cant. 2, 8). Considerò infatti la grandezza di opere così straordinarie e disse: ecco, questi viene saltando sui monti. Venendo per la nostra redenzione, Egli, se é lecito usare questa espressione, compì come dei salti. Li volete conoscere, carissimi fratelli? Dal Cielo venne nel grembo della Vergine, poi nel presepio, indi sulla croce ed infine nel sepolcro, dal quale ritornò in Cielo. Per renderci capaci di correre al suo seguito, l’incarnata Verità compi quei salti di cui si é detto, perché esultò come un gigante che compie la sua corsa (Sal. 18, 6) affinché noi dicessimo con cuore: attiraci al tuo seguito, saremo affascinati dalla delizia dei tuoi profumi (Cant. 1, 3).

È necessario, dunque, carissimi fratelli che lo seguiamo col nostro cuore là dove crediamo che Egli sia asceso col corpo. Fuggiamo i desideri terreni e nulla più sulla terra attiri noi che abbiamo un padre nei Cieli. Soprattutto riflettiamo a questo: Colui che salì al Cielo in atteggiamento di misericordia, ritornerà per il tremendo giudizio e ci esaminerà con rigorosa giustizia su quanto ci ha imposto con mitezza e bontà. Nessuno quindi sciupi questo tempo utile a penitenza o trascuri di avere cura per l’anima, mentre ancora gli é concesso: il Redentore infatti sarà tanto più severo nel giorno del giudizio, quanto più ha usato pazienza con noi prima di quell’ora. Pensate a questo nel vostro intimo e meditate con animo attento. Anche se il vostro cuore é turbato nei flutti delle vicende umane, voi fissate l’ancora della speranza nella patria eterna e rendete saldi i desideri del vostro spirito nella vera luce. Ecco, abbiamo celebrato questo mistero dell’ascensione di Cristo: approfondiamo nella meditazione ciò in cui abbiamo creduto e se ancora siamo in angustia per le nostre fragili forze, poniamoci al suo seguito con un cammino d’amore. Non abbandona infatti il nostro desiderio Colui che l’ha posto in noi, Gesù Cristo nostro Signore che vive e regna con Dio Padre in unione con lo Spirito santo, Dio, per tutti i secoli. Amen.

 

Cfr.: Dall’Omelia 29, 4.10

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