Qarta Polis

VI DOMENICA DI PASQUA B

9 Maggio 2021

S. Agostino

Fratelli miei, chi ha il cuore colmo di carità comprende senza alcun errore e custodisce senza alcuna fatica la molteplice ricchezza delle divine Scritture e quella immensa dottrina. Lo testimonia l’Apostolo: il compimento della legge è la carità  (Rom 13, 10). E ancora: II fine del precetto è la carità, che sgorga da cuore puro, da buona coscienza e da fede sincera (1 Tim 1, 5). Il fine del precetto che cosa è se non il suo realizzarsi? E il realizzarsi del precetto che cosa è se non il compimento della legge? Perciò quel passo in cui [l’Apostolo] ha detto: Il compimento della legge è la carità coincide con quello che ha aggiunto dopo: Il fine del precetto è la carità. Né si può dubitare in alcun modo che l’uomo in cui risiede la carità sia tempio di Dio, perché Dio è carità (1Gv 4, 8), lo afferma Giovanni. Gli Apostoli, nel dirci queste cose, ed esaltandoci la preminenza della carità, non fanno altro che trasmettere a noi ciò di cui essi stessi si sono alimentati. Loro alimento fu lo stesso Signore che li nutrí con la parola della verità, con la parola della carità, che è poi lui stesso, il pane vivo disceso dal cielo. Disse loro: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. E ancora: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri  (Gv 13, 34-35). Colui infatti che venne ad annientare la corruzione della carne attraverso l’obbrobrio della croce e a sciogliere il vincolo antico che ci legava alla morte con la novità della sua morte, con questo comandamento rese nuovo l’uomo. Era una cosa vecchia il morire dell’uomo. Ma perché appunto questa cosa vecchia non trionfasse perpetuandosi nella condizione umana, avvenne questa cosa nuova: che Dio morisse. Ma poiché è morto solo nella carne, non nella divinità, non permise, in virtú della vita eterna della divinità, che la morte della carne fosse definitiva. Cosí, come dice l’Apostolo: È stato messo a morte per i nostri peccatied è risorto per la nostra giustificazione (Rom 4, 25). Colui dunque che contrappose a quella cosa vecchia che è la morte la novità della vita, contrappose anche al vecchio peccato un comandamento nuovo. Perciò, se vuoi estinguere il peccato, che è cosa vecchia, estingui la cupidigia osservando il comandamento nuovo, e pratica la carità. La carità è radice di ogni bene, come la cupidigia è radice di ogni male

[…]

Perciò, fratelli, esercitate la carità, dolce e salutare vincolo delle anime: senza di essa il ricco è povero; con essa il povero è ricco. Essa è paziente nella avversità, moderata nella prosperità. È forte in mezzo alle dure sofferenze, piena di gioia nelle opere buone; nelle tentazioni sicurissima; nell’ospitalità larghissima; lietissima tra i veri fratelli; pazientissima con quelli falsi. In Abele che sacrifica è gradita a Dio, in Noè sicura nel diluvio; nelle peregrinazioni di Abramo fedelissima; in Mosè, fra le ingiurie, mitissima; nelle tribolazioni di Davide sommanente mansueta. Nei tre fanciulli [della fornace] aspetta con tranquilla innocenza contro le fiamme che saranno innocue; nei Maccabei è forza che sostiene le fiamme crudeli. È casta in Susanna sposa, in Anna vedova, in Maria vergine. È franca in Paolo nel correggere, è umile in Pietro che ubbidisce. È umana nei cristiani che si confessano, divina nel perdono che Cristo accorda. Ma che potrei mai dire di piú o con maggior ricchezza di quanto ha detto il Signore; che intona una lode alla carità per bocca dell’Apostolo, il quale dimostra la superiorità. su tutte, di questa via? […] Quanto è grande la carità! È l’anima dei Libri sacri, è la virtú della profezia, è la salvezza dei sacramenti, è la forza della scienza, il frutto della fede, la ricchezza dei poveri, la vita dei morenti. Che cosa c’è di piú magnanimo che dare la vita per i malvagi? Qual benevolenza maggiore che amare i nemici? Solo la carità fa sí che la felicità altrui non ti turbi, perché non è gelosa. Solo essa non si esalta per la prosperità, perché non si gonfia di superbia. In virtú di essa solo non vi è rodío di cattiva coscienza, perché non agisce con ingiustizia. Essa va tranquilla fra gli insulti, è benefica fra gli odi. Di fronte al ribollire delle ire è placida, in mezzo a trame insidiose è innocente. È afflitta nelle cattiverie, respira nella verità. Di fronte alle ingiurie che cosa vi è di piú forte della carità? In quanto non ricambia le offese ma lascia correre. Che cosa vi è di piú fedele della carità? Fedele non all’effimero ma all’eterno. Essa sopporta tutto nella presente vita, pe la ragione che tutto crede sulla futura vita: sopporta tutte le cose che qui ci sono date da sopportare perché spera tutto quello che le viene promesso là. Giustamente non ha mai fine. Perciò praticate la carità e portate meditandola santamente, frutti di giustizia.

Cfr. SANT’AGOSTINO, Discorso 350, 1.3

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