Qarta Polis

IV DOMENICA DI PASQUA B

25 Aprile 2021

Sant’Agostino

Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce (Sal 22, 2). Tu uomo, devi riconoscere che cosa eri, dove eri, a chi eri sottoposto: eri pecora smarrita, eri in luogo deserto e arido, ti nutrivi di spine e sterpi, eri affidato a un mercenario che al sopraggiungere del lupo non ti proteggeva. Ora invece sei stato cercato dal vero pastore che, per il suo amore, ti ha caricato sulle sue spalle, ti ha riportato all’ovile che è la casa del Signore, la Chiesa: qui Cristo è tuo pastore e qui sono riunite a dimorare insieme le pecore. Questo pastore non è come il mercenario sotto il quale stavi quando ti travagliava la tua miseria e tu dovevi temere il lupo. La misura della cura che ha di te il buon pastore, te la dà il fatto che per te ha dato la sua vita. Lui stesso nel Vangelo dichiara: Il buon pastore è pronto a dare la vita per le sue pecore. E lui lo ha fatto: offrì se stesso al lupo che ti minacciava, lasciandosi uccidere per te. Ora dunque il gregge dimora sicuro nell’ovile, senza bisogno di altri che chiudano e aprano la porta del recinto: Cristo è il pastore ed è la porta, è insieme anche il pascolo e colui che lo fornisce: Io sono la porta delle pecore – dichiara -. Chi entra attraverso me sarà salvoPotrà entrare e uscire e trovare cibo. I pascoli che il buon pastore ha preparato per te e dove ti ha collocato a pascerti, non sono quelli verdeggianti di erbe miste dolci e amare, i quali ora ci sono, ora no, a seconda della vicenda delle stagioni. È tuo pascolo la parola di Dio, e i suoi comandi sono i dolci campi dove pascerti. Quei pascoli aveva assaporato colui che cantava a Dio: Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele per la mia bocca ( Sl 118, 103). E sempre riferendosi a questi pascoli, ma rivolgendosi alle pecore del Signore dice: Gustate e vedete quanto è buono il Signore  (Sl 33, 9). Leggi dunque il decalogo dell’Antico Testamento: Non uccidere, Non rubare, Non pronunciare falsa testimonianza , e quel che segue; leggi la lode che il Nuovo Testamento fa dei precetti: Beati i poveri in spirito perché di essi è i regno dei cieli. Beati i miti perché erediteranno la terra  e quel che segue, e ancora molti passi simili, trasmessi dai Profeti e dagli Apostoli. Si riferisce a questi pascoli il Pastore quando esclama rivolto alle pecore: Procurate il cibo che non perisce (Gv 6, 27): esso non perisce perché la parola di Dio resta in eterno; la parola del Signore è tuo cibo, anzi non solo cibo ma anche bevanda. Così egli dice rivolgendosi attraverso il profeta al popolo antico: Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me avranno ancora sete (Sir 24, 29). E riferendosi direttamente a se stesso: La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda (Gv 6, 56). Questi pascoli si trovano vicini all’acqua che ricrea, e pascoli e acque hanno un unico spazio entro la Chiesa cattolica, nella quale trovi il tuo pascolo nei comandamenti di vita e la fonte da cui zampilla l’acqua per la vita eterna, a cui attingerai per esserne rinnovato quando sarai battezzato in Cristo. Quest’acqua deve irrigare i tuoi pascoli perché tu possa crescere: solo il battesimo di Cristo fa produrre i loro frutti ai comandamenti e ci fa nutrire di essi fino a saziarcene.

Cfr. Discorso 366, 3

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