Qarta Polis

DOMENICA DELLE PALME B

28 Marzo 2021

S. Bonanventura

Con le parole che seguono: guardate il re Salomone, cioè Cristo, siamo invitati a contemplare la bellezza del re. Contempla e vede utilmente nella propria anima il vero  re Salomone, che è Cristo, solo colui che sottomette il suo intelletto  e crede fermamente alla verità della sapienza infallibile; e che ne ama sinceramente con devoto affetto la bontà e ineffabile clemenza; e inoltre che imita, conformandovisi con la messa in pratica, la sua umiltà e il suo volontario abbassamento. In questo giorno, infatti, il Re dei re, Cristo, mostrò la sua profonda umiltà perché la imitiamo, quando entrò in Gerusalemme cavalcando un’asina, non un cavallo bardato. Mostrò la sua benignità quando, pur essendo imperatore e signore di tutti gli spiriti celesti e delle schiere celesti si degnò di farsi re e capo di schiere di fragili vagabondi; mostrò che si era adempiuta la verità umbratile contenuta nella legge quando fece vedere con i fatti il compimento delle profezie e delle figure.

Guardate il re Salomone la cui umiltà nell’avvilirsi si deve imitare con la conformità delle opere. Di questo si parla in Zaccaria:  Esulta, o figlia di Sion! Giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco che viene a te il tuo re giusto e salvatore; egli è umile  e cavalca un’asina e un figlio d’asina. Io disperderò le quadrighe da Efraim, e i cavalli da

Gerusalemme; l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà pace alle genti, e il suo dominio sarà da mare a mare. Ogni anima fedele,  figlia di Sion e di Gerusalemme, cioè della madre Chiesa, deve in questo giorno, sull’esempio dei Giudei, uscire  incontro a Cristo non solo con i passi del corpo, ma con i sentimenti dell’animo, cuore esultante e labbra festose, deponendo a terra la propria veste con la mortificazione della carne insolente, con i rami di olivo in segna di intima devozione, con rami di palme che simboleggiano vittoria e onore, perché il nostro re Cristo Gesù, con la sua umiltà  vinse il superbo nemico, il diavolo, e sprofondò il suo esercito nell’abisso del mare, liberando per virtù del suo sangue il suo popolo. Per questo, dopo la citazione surriferita, il testo poco dopo prosegue:  Tu però hai tratto fuori i prigionieri dalla fossa in virtù del tuo sangue, ossia gli uomini terrestri, li hai liberati dal potere del diavolo e sostituito con la povertà tua la cupidigia del mondo e li hai costituiti re ed eredi del regno dei cieli. Per questo motivo, il nostro re Cristo non viene oggi fastosamente con carri e cavalli bardati, bensì  mansueto e montato sopra un’asina, cioè in modo vile, senza pompose ricchezze o gemme preziose; ma  umile salvatore e povero per disperdere con la  sua umiltà  le quadrighe fastose e i superbi pomposi cavalli, spezzare gli archi dell’astuzia diabolica, e così, per la sua povertà, annunciare la pace alle genti, richiamandole dall’amore mondano e attirandole con l’amore e la lode di Dio.

Cfr. Dai Sermoni domenicali, 20, 6. 9

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