Qarta Polis

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno C

SANT’AMBROGIO

Quando, dunque, manda i discepoli nella sua messe la quale, benché avesse ricevuto il seme della Parola di Dio, aveva bisogno di esser lavorata dalla fatica e dall’impegno vigile della coltivazione, perché gli uccelli del cielo non disperdessero la semente già sparsa – Egli dice: Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.

Questo genere di animali sono in antitesi tra di loro, tanto che l’uno divora l’altro. Ma il buon pastore ignora che cosa sia aver paura dei lupi per il suo gregge, e pertanto questi discepoli non sono mandati a far preda, ma a dare la grazia, perché la premura vigile del buon pastore fa sì che i lupi non possano osare nulla contro gli agnelli. E manda gli agnelli fra i lupi, affinché avesse compimento quella parola: Allora lupi e agnelli pasceranno insieme (Is., 65,25) […]

Non portate borsa, né sacca, né calzari. In un altro passo ha indicato molto chiaramente che cosa voglia dire non portare borsa; Matteo ha scritto che il Signore disse ai discepoli: Non procuratevi oro, né argento (Mt., 10,9). Se abbiamo il divieto di procurarci oro, a che scopo rubarlo, a che portarlo via? Se hai l’ordine di dar via quello che hai, come puoi accumulare ciò che non sarebbe tuo? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che proibisci l’adulterio, sei adultero? Tu che disprezzi gli idoli, ne derubi i templi? Tu che ti glori della Legge, oltraggi Dio trasgredendo la Legge? Infatti il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra (Rm., 2,21-24).

Non così l’apostolo Pietro: egli, il primo esecutore del pensiero del Signore, per far vedere che gli ordini del Signore non erano stati gettati al vento, disse, quando un povero gli chiese che gli regalasse un po’ di denaro: Non possiedo né argento né oro (At., 3,6). Egli si vanta di non possedere né argento né oro e voi vi vergognate perché quanto possedete è sempre meno di quanto desiderate? Vi è dunque una povertà di cui menar vanto, perché è anche una povertà beata, come sta scritto: Beati i poveri nello spirito (Mt., 5,3); però Pietro non tanto si vanta di non possedere né argento né oro, quanto piuttosto di mettere in pratica il comando del Signore, il quale ha ordinato: Non procuratevi oro. Come dire: vedi che sono un discepolo di Cristo, e vieni a chiedermi oro? Egli ci ha fatto un altro dono, ben più prezioso dell’oro: operare nel suo Nome. Pertanto non ho ciò che non mi ha dato, ma ciò che mi ha dato ce l’ho: Nel nome del Signore Gesù, alzati e cammina!

Perciò, allo stesso modo che colui il quale vuol fabbricare granai per ammassarvi i raccolti è rimproverato con tutto il peso della parola del Signore, così chi vuole procacciarsi la borsa per nascondervi l’oro, contrae una macchia che gli merita biasimo.

Né sacca, né calzari. L’un oggetto e l’altro si fanno con pelle di animali morti; ma il Signore Gesù vuole che in noi non vi sia nulla di mortale. Del resto egli dice a Mosè: Togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è un luogo santo (Es., 3,5). Poiché doveva esser mandato a liberare il popolo, egli riceve l’ordine di togliersi i calzari, cosa mortale e terrena; infatti il collaboratore di una tale missione non doveva aver paura di nulla, né deve lasciarsi intralciare da un pericolo mortale nel compimento del proprio dovere. Infatti, mentre aveva volontariamente assunto l’incarico di difendere i fratelli, cioè i Giudei, si lasciò trattenere dall’impresa per il terrore di un’ingiusta accusa, ed era fuggito dall’Egitto. Per questo, poiché il Signore aveva saggiato le sue disposizioni, vedendo che si trovava in una condizione di debolezza, volle che i piedi della sua anima e della sua mente fossero liberati da vincoli mortali […]

Ecco anche quest’altra virtù: che non passi da una casa all’altra con instabile facilità; che anche nell’affetto dell’ospitalità sappiamo conservare la costanza e non rompiamo facilmente il rapporto di amicizia che si sia venuto instaurando, che rechiamo con noi l’annuncio della pace, affinché già il nostro primo ingresso risuoni di una benedizione di pace; dobbiamo poi essere contenti di quanto ci venga offerto da mangiare e da bere; non dobbiamo abbassare i vessilli della fede, ma predicare il vangelo del Regno dei cieli, e scuoter via dai piedi la polvere, se qualcuno non vorrà accoglierci come ospiti nella città.

Egli, poi, insegna  che quanti giudicheranno che il vangelo non si deve seguire subiranno una pena più grave di quanti penseranno che si deve abolire la Legge, per il fatto che Tiro e Sidone, se avessero veduto le meraviglie tanto grandi delle celesti operazioni, non avrebbero disprezzato il rimedio del pentimento. Ma anche questa, chiamiamola autosufficienza oppure arroganza mondana, non può raggiungere il dono celeste, ma neppure, a sua volta è lasciata senza un rimedio, perché a ognuno è concesso in aiuto il pentimento.

Cfr., SANT’AMBROGIO, Esposizione del Vangelo secondo Luca VII

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