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IV avvento – anno C

ORIGENE

La Vergine nella sua delicatezza, non solo si reca a visitare Elisabetta per nulla montata in superbia alle parole dell’angelo, ma rivolge per prima il saluto alla cugina accordando il dovuto rispetto all’età più matura e alla sua dignità di madre. Non fu Elisabetta a salutare per prima Maria, fu Maria che salutò Elisabetta.

Capitò a Giovanni ciò che a nessun profeta era successo. Giovanni era infatti prossimo alla venuta di Cristo, e di Cristo era il precursore. Non fu ripieno di Spirito Santo se non quando giunse davanti a lui Colei che portava Cristo nel suo seno. Prima il fanciullo fu ripieno di Spirito Santo, poi balzò di gioia nel seno della madre e comunicò alla madre lo Spirito di Dio. Elisabetta, in grazia del fanciullo che porta in sé, pronunziò ad alta voce le sue parole profetiche dicendo alla Vergine: Tu sei benedetta tra le donne.

Elisabetta si rivolge alla Vergine all’incirca con queste parole: Come mai sei tu che vieni a salutarmi per  prima? Son forse io la madre del Salvatore? Avrei dovuto io venire a trovare te. Nessuna donna in realtà ha mai partecipato a una così grande grazia, né può averne parte.

Il parto rese Elisabetta, anche lei, veramente degna di rispetto, come il parto divino ha reso Maria degna venerazione e in lei tutte le donne. Paolo dice qualcosa simile parlando in generale delle donne: La donna si salverà diventando madre (1Tm., 2,15): questo perché Cristo è stato generato da una donna.

Elisabetta dice  il frutto delle tue viscere secondo la promessa che Dio aveva fatta a David: Un frutto delle tue viscere io porrò sul tuo trono (Sal., 132,11). Elisabetta usa una frase veramente felice quando chiama il fanciullo che la Vergine porta in sé il frutto delle tue viscere: nessun uomo infatti ha avuto parte in questa concezione che si origina solo dalla Vergine nella quale ha preso stanza lo Spirito Santo e che è stata coperta dall’ombra dell’Altissimo. Gli uomini, nati dal seme paterno sono il frutto dei loro padri […]

Le parole di Elisabetta si accordano perfettamente con quelle del figlio suo: questi si professerà indegno di stare al fianco di Cristo come Elisabetta s’era dichiarata indegna della visita della Vergine.

Elisabetta chiama col nome di Madre colei che era ancora Vergine anticipando con questa parola profetica il compimento del mistero.

Il disegno di Dio condusse Maria da Elisabetta affinché fin dal seno materno si esprimesse la testimonianza di Giovanni sul Salvatore, intermediaria la stessa madre di lui.

La Vergine compì il suo viaggio con quella sollecitudine che è particolare in lei. Era venuta per visitare Elisabetta, per vedere il frutto miracoloso della concezione di lei e per credervi secondo le parole dell’angelo. Con questo atto di fede avrebbe lei stessa rafforzato in sé la fede nel fanciullo che recava in grembo (intendo il fanciullo che sarebbe nato dalla Vergine). Le parole di Elisabetta tendono appunto a confermare questa fede: Beata colei che ha creduto che si sarebbe avverato quanto le è stato detto da parte del  Signore!

Rafforzata da queste parole nella sua fede, la Vergine fu proclamata beata perché aveva creduto all’annunzio dell’angelo e alle profezie quasi identiche formulate dalla cugina […]

Maria spiega perché bisogna magnificare il Signore ed  esultare di gioia in lui quando aggiunge: Perché ha rivolto i suoi sguardi all’umiltà della sua serva. Chi sono io per un tale disegno? Egli ha rivolto il suo sguardo su di me; io non mi sarei mai aspettata nulla di simile perché ero un nulla e da tutti dimenticata. Ora dalla terra io trapasso al cielo, attratta verso un disegno ineffabile.

Cfr., ORIGENE, Frammenti in Luca

 

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